Tramandare il pensiero esoterico

L’esoterismo non è una materia di studio (piuttosto, è l’oggetto di una esperienza che contiene anche la fase di studio), né una disciplina scientifica (avvicinandosi se mai alla dimensione dell’Arte).  Per questa semplice ragione, noi di Societas Mazzini non possiamo allinearci con la scelta, di cui si parla in questi giorni, di introdurre l’ambito degli studi esoterici come appannaggio di una Università o, comunque, del mondo accademico. Se dovessimo considerare gli studi esoterici materia di insegnamento universitario, il tema andrebbe attratto alla componente storica, filosofica e storiografica, dove già vive, sia pure in ricerche minoritarie e troppo spesso relegate ad ambiti di nicchia.

Per un’esigenza di proprietà d’argomento, siamo poco inclini ad asseverare qualsiasi disarmonico gesto volto ad aprire una nuova “fetta di mercato”. La tentazione della simonìa, quella certa qual componente che pretende di “monetizzare” lo spirito, va sempre combattuta da chi intende con sincerità attraversare il mondo nel viaggio dell’esperienza esistenziale. La volontà di rendere “istituzionale” – e quindi soggetto al “potere” – anche l’elemento iniziatico, avrebbe l’effetto contro-iniziatico di soggiogare anche l’ultima fiammella di libertà ad un indottrinamento accademico, asservito alle componenti egemoni ed elitarie e, sul piano dell’effettività, agito su un piano esclusivamente “mentale” e dunque meramente nozionistico e privo del requisito esperienziale e dell’autentico fondamento iniziatico.

Il tema va stemperato e non v’è difficoltà se interpretiamo “Università” piuttosto che nel suo valore contemporaneo di azienda dell’istruzione e diplomificio, restituendo al termine il suo valore classico di “universitas” e cioè universi cives, “unione di tutti i cittadini”, recuperando così il valore di un’istruzione intesa a costruire libertà e fraternità.

Diversamente, si rimarrebbe imbrigliati in una dimensione del sapere come struttura di privilegio di classe sociale, senza dire che, in quest’ansia neo-aristocratica (ma in realtà tristemente piccolo-borghese come nel memorabile film di Monicelli) non possiamo non dire che fuori dall’accademia già brulica un ricco e variopinto repertorio faunistico che pretende di occuparsi di dottrine mistiche e invece non può che, se mai vi riesce, creare strutture piramidali destinate a spremere gli adepti della base senza alcuna preoccupazione per il loro perfezionamento spirituale. Nulla è cambiato dai tempi in cui si narrava di Rosenkreutz; tuttavia, i limiti del percorso “naturale” non possono però trovare soluzione con la “istituzionalizzazione”, che sarebbe un rimedio peggiore del male.

Invece di creare atenei di studi esoterici, lasciamo che l’esoterismo, sul piano accademico e scientifico, continui ad albergare dov’è il suo posto e cioè tra storia e filosofia, sperando piuttosto che il numero delle tesi e delle pubblicazioni scientifiche di valore possa aumentare, visto che in realtà in Italia (come già notava nel 2007 la Fondazione Cini con il convegno di Venezia) di studi di pregio sull’esoterismo ne esistono davvero pochi e dobbiamo far riferimento costante ad una notazione storica per cui nell’editoria (e, in generale, nel panorama culturale italiano) c’è sempre stato poco spazio per la letteratura “irrazionale”.

Nel preferire il “realismo”, la critica letterararia italiana, generata proprio da quell’Università che ha espresso egemonie conservatrici e reazionarie, ha operato una scelta politica quanto mai aspra, etichettando arbitrariamente tutta la letteratura mistica come “irrazionale” e consegnandola o al delirio di estrema destra dei partiti combattenti o, tutt’al più, a derive al confine con la fantascienza e la fanta-archeologia, privando il popolo della più fertile fonte di cultura capace di produrre libertà.

12489427_1046537562063858_8864253637375102810_oNel lavoro che abbiamo condotto e conduciamo con la nostra retrospettiva su Mazzini come esoterista e sulle Origini Occulte dell’Illuminismo, abbiamo dimostrato come la ricerca indipendente sia l’unico antidoto possibile alla palude della cultura contemporanea. Proprio da questa ricerca indipendente possono nascere i fermenti di una nuova classe intellettuale che possa costituire l’avanguardia di un risveglio della coscienza, capace di restituire, come voleva Mazzini, attraverso il compito pubblico dell’educazione e dell’istruzione, l’apertura al trascendente per ogni individuo e il ritornare alla nobile idea di Europa come spazio di libertà per tutti e per ciascuno opportunità di sviluppo materiale, pscologico e spirituale.

 

 

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