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Joanny Bricaud et J.-K. Huysmans

220px-bricaud2c_jean_28jean_ii29Ma chi era il Joan Bricaud che nel Manifesto Martinista del 1921 richiamava l'insegnamento mistico di Mazzini come Filosofia dell'Unità?
Ricorriamo a questo libro del 1913 per comprendere parte dell'enigma.

Project Gutenberg's J.-K. Huysmans et le satanisme, by Joanny Bricaud

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Title: J.-K. Huysmans et le satanisme
       d'après des documents inédits

Author: Joanny Bricaud

Release Date: March 30, 2006 [EBook #18085]

Language: French

Character set encoding: ISO-8859-1

*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK J.-K. HUYSMANS ET LE SATANISME ***




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L’immagine come degradazione

Phoné, porneia and everything in the middle.

All’interno di questo saggio* si offrono strumenti d’intellezione dell’inganno cui ogni giorno siamo esposti e chi vorrà potrà accorgersi degli elementi psicoattivi che la pubblicità introduce nella nostra mente per determinare i nostri comportamenti.  Questo punto di osservazione non è che la base di partenza per giungere a considerazioni più ampie, non a tutti accessibili, che implicano un’analisi della diade phoné / porneia, e giungono a identificare – oggettivamente, senza alcuna valutazione ideologica o teologica – l’arte occidentale come pornografia e l’intera rappresentazione sacra come bestemmia, specialmente nelle forme deteriori del barocco e delle altre forme di oscurantismo dissimulate da teorie estetizzanti.

*Anteprima della forma completa che sarà presentata sotto il titolo “Western Art as Blasphemy. Phoné, porneia and everything in the middle” per la sessione 2016 dell’European Beat Studies Network (Manchester).

I concetti sopra anticipati non possono essere compresi da tutti, in primo luogo perché la maggior parte di chi legge tenderà a rifiutarli; in secondo luogo, per l’oggettiva complessità delle idee.  Chi avrà l’acume di leggere fino in fondo, tuttavia, troverà tutto semplice e chiaro alla fine. La scelta con la quale l’argomento si affronta, è il disvelamento di un inganno. Per questo motivo, non si può e non si deve partire dal semplice, perché chi ascolta è ancora sedotto dagli standard, non vuole uscire da quella seduzione: e un linguaggio semplice non farebbe che alimentare facilità nel respingere contenuti scomodi.

Se il contenuto è scomodo, allora sarà necessario introdurre elementi scomodi:  siamo ancora prigionieri della seduzione; il che significa che non ci avvediamo di essere prigionieri, perché siamo sedotti e quindi non ce ne accorgiamo.  Il contenuto scomodo, attraverso il quale ci accorgeremo che il nostro pensiero è racchiuso in un supermercato, è costituito preliminarmente dalla diade annunciata: phoné / porneia.

Phoné è l’atto sacerdotale per eccellenza, attraverso il quale l’arte può rivelare la sua dimensione ultraterrena, di accesso alla sfera spirituale. L’attore è trasceso nella sua individualità, non dà luogo a nessuna rappresentazione e, al contrario, compie un rito e un incantesimo. Questo genere d’arte è esattamente quella che l’occidente ha negato, ha tentato di espellere dalla vita borghese, relegandola nella sfera del magico e dell’occulto. Perché è stata negata? La risposta non è difficile: semplicemente per impedire la libertà e l’emancipazione del singolo, estraniandolo, eradicandolo dalla possibilità di avere accesso diretto all’esperienza spirituale, l’unica vera condizione che realizza la libertà all’interno dell’intima coscienza della persona.

La negazione dell’incantesimo inteso come sistema di gesti e di parole tutti protesi ad influenzare il respiro, vero tramite tra l’io fenomenico e le più remote origini del cosmo, si trasforma in atto di rappresentazione, replica della realtà, del vizio borghese, delle piccole malignità umane, delle quali si avverte il pathos e quindi si compatisce; si ride se si può, sempre in attesa del reificarsi dell’immagine del desiderio che, in ultimo, si manifesta in assolutà vacuità della parola e del gesto e puro dominio del corpo, assumendo all’estremo il carattere totalizzante di chi osserva la nudità capziosamente esibita, in sé ammiccante o esplicita nell’amplesso: qui è il dominio assoluto dell’immagine sulla parola, il soccombere della phoné sotto l’incombere della porneia.

Questo sguardo sui processi di creazione artistica comincia a far entrare luce nella camera oscura dove il sedotto, pian piano, comincia a scoprire d’essere recluso, mediante l’artificio di un inganno. Invece di essere artefici del nostro destino, ci si scopre spettatori di un sistema di comunicazioni che ci inducono a replicare la condizione di spettatori, ritenendo desiderabile quel che ci avvelena e che deprime la nostra possibilità di liberarci.

Anche la produzione artistica è assuefatta a questa logica. Nota Raimondo Raimondi, sensibile critico contemporaneo: “L’arte è punto d’incontro tra l’interiorità che scorre nell’uomo (io soggettivo) e l’esteriorità che scorre nella sua vita quotidiana (io oggettivo), punto di incontro e di deflagrazione da cui scaturisce il prodotto artistico, il manufatto in cui si concretizza l’idea. L’artista non sempre riesce ad esprimere in maniera sufficientemente efficace la sua intuizione mentale e questa mancata corrispondenza tra l’intuzione creativa e l’opera realizzata costituisce una linea di frattura (…)”. Questa linea di frattura non è esclusiva di un determinato artista, ma è interamente la deriva dell’intera arte occidentale, in cui la rappresentazione antropomorfa dell’idea di Dio è la pietra tombale sotto la quale è sepolta qualsiasi ipotesi di rivalsa della phoné rispetto alla porneia.

Moloch è altra immagine per il “vitello d’oro” che il popolo d’ Israele si costruisce mentre Mosé è asceso alla vetta del Sinai, è espressione del soccombere della phoné alla porneia e, insieme, attualissima e devastante immagine del prevalere del desiderio di potere materiale (la porneia del danaro) rispetto alla sacralità del ruolo sacerdotale dell’Israele promesso, Luce per le Nazioni (la phoné della Torah universale). Nel XXI secolo, l’immagine del sacrificio a Moloch diviene sopruso sistematico sulla natura per estrarne ricchezza che uccide, in tutto simile al Baphomet templare e, ancor più che alla versione di Klossowski, già prossima all’estetica di Burroughs, all’icona medievale nell’ipotesi di Eliphas Levi.

Restando in argomento teologico, l’idea di rappresentare Dio in forma d’uomo, andrà ricordato, è contraria al primo dei Dieci Comandamenti di Mosé che, rettamente tradotto, si condensa nella forma “non adorerai  idoli”.  La rappresentazione antropomorfa, vietata tanto dall’Ebraismo quanto dall’Islam, è alla base dello scisma tra chiesa d’oriente e d’occidente, con l’iconoclastia non riducibile a epifenomeno. Queste evidenze sono ben nascoste nei luoghi dell’egemonia culturale cattolica che, se dovessero volgere lo sguardo a oriente, vedranno ovunque forme politeistiche laddove ogni invocazione e ogni preghiera di quei testi sacri non fa che ricordare che tutto il cosmo intero non è che manifestazione simbolica e illusoria di qualcosa che non esiste e che ha consistenza d’essere soltanto nel respiro di Brahma, che è il respiro profondo che viene dalle remote origini dell’universo, che proviene dall’oltremondo al di là del triplice velo dell’esistenza negativa, oltre l’Albero dei Mondi della Qabbalah, Ain ‡ Ain Soph ‡  Ain Soph Aour.

Inutile, oltre che inopportuno, tentare di spiegare i simboli della phoné che, appunto, devono dissolversi in phoné e non condensarsi in immagini. Ciò che si trattiene in immagine, che non accetta di restare puro spirito e pretende di cristallizzarsi in un’esistenza corporea, trova nella bramosia del desiderio il suo più alto fattore di attrazione. Evidente così che le immagini che hanno direttamente caratteristiche adatte a sollecitare sessualmente siano le più potenti per irretire lo spettatore: ecco tutto il potere della porneia, che è un potere di oblio della phoné pura, e che trasforma la phoné medesima in immagine. La trascrizione della porneia non è poi che la replica seriale di questa materialità. Andy Warhol, comprendendo questo tratto della modernità, ne ha fatto industria (Factory).

Moloch XXI Cover 2

La sospensione liminale tra phoné e porneia può essere sperimentata attraverso la composizione di un rituale senza l’ausilio di parola alcuna: si otterrà un paradosso, in cui la phoné è sostiuita per l’assenza e la narrazione si compone esclusivamente di gesti sacerdotali, senza alcuna narrazione di rappresentazione.  Questo esperimento empirico è stato oggetto del cortometraggio “Mystes“, proiettato in anteprima all’annual general meeting dell’European Beat Studies Network del 2015, presso l’Université Libre de Brussels.  La risposta è stata del tutto conseguente: alla fine della proiezione – pur avvenuta per ub pubblico di persone “di mestiere”, avvezze al linguaggio delle avanguardie – abbiamo registrato il classico scarto tra fine del narrato e applauso, a denotare il fatto che tra i due momenti si è interposto uno stato di smarrimento, tipico di tutto ciò che ha a che vedere con l’impatto al di sotto della superficie della coscienza, che richiede il riassetto degli assunti di base prima di elaborare una risposta. Paradossalamente, una rappresentazione ideologizzante (in questo caso espressa attraverso il tema ambientalista), come nella versione Moloch XXI“, rende il tema più comprensibile ed accettabile, anche se selettivo e orientato a un pubblico di livello.

Non così invece per il linguaggio semplificato, dimentico della phoné e fondato esclusivamente sulla presa delle immagini sulla materialità, meglio ancora se dotato a un orientamento per determinare eccitazione o, in forma mediata e ancor più utile ai fini del contenuto pubblicitario, a determinare un trasferimento esibizionista sul modello “posseggo questo quindi divengo più attraente”. La degradazione dello spirito nella materialità si compie attraverso questi artifici. Prima di giungere a questa facile rappresentazione merceologica, si dovranno accennare almeno queste due considerazioni: la prima, sulla phoné, tratta da un attore che ha rifiutato il teatro di rappresentazione per tentare il teatro di poesia. Carmelo Bene dice: “L’attore è detto invece di dire. Lo spettatore, non soltanto cessa di essere voyeur, ma anche lui è sentito.” Può essere parziale (Bene sa, come dice altrove, che il vero passaggio è la distruzione del teatro, cioé la separazione tra spettatore e attore, la sostituzione con il rito, cioè la trasformazione di spettatori e attori in sacerdoti officianti). Non si può ottenere per tutti. La parzialità è già nell’ontologia estetica del frammento.

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Preso atto del trionfo del demone che sa come servirsi dell’esorcismo (ma senza poter uscire dal cerchio entro il quale è ringhiuso) si potrebbe affermare, cercando la conclusione, che una certa vertigine del barocco – inteso come deriva di perversione erotica protesa alla vampirizzazione della gioventù – sia presente in tutta la produzione estetica dell’arte privilegiata, soprattutto nella produzione iconografica (imbarazzante sensualità pedofila dei putti dei manieristi del Tiziano, o disinibita sfacciataggine dei “ramarri” di Caravaggio o, più modernamente, la disordinata destrutturazione per la dissimulazione del desiderio operata da Klossowski o, ancora, l’indifferenza di Warhol) svolta all’ombra di grandi committenti provenienti dal clero o da un ambiente affine, come quello dell’aristocrazia post-repubblicana, che in questa perversione può sfogare tutto il senso decadente e deteriore della sua inadeguatezza, trovando in questa l’incancellabile segno di una grandezza comunque ottenuta.

L’ultimo passaggio, gentile Lettore che sei giunto fino al fondo di questa disperazione occidentale, sta nel restare in guardia: attento a ciò che vedi, perché le immagini entrano nella nostra coscienza; dunque, vedere delle cose volgari significa introdurre volgarità dentro di noi, che si immagazzina e prima o poi agirà nelle determinanti motivazionali del nostro comportamento. In breve: immagini volgari instillano comportamenti volgari. Ecco perché occorre imporre a sé stessi una kasherut delle immagini: come la kasherut è regola alimentare che pretende in chi la osserva che certi alimenti non siano ingeriti, allo stesso modo, una kasherut delle immagini implica che chi la osserva non debba esporsi a vedere immagini impure.

Combattere il vitello d’oro, il Moloch del XXI secolo, significherà dunque avviare una resistenza alla manipolazione mediante la comprensione dei codici interni della produzione delle immagini.  Questa battaglia non potrà esser condotta che da coloro i quali conoscano il significato dei simboli (in questo senso dovranno essere dei Mystes, cioè degli iniziati) e, appreso il modo in cui usarli, dovranno esserne liberi, cioè esclusivamente orientati a recuperare il rapporto sacerdotale con il tempo e con lo spazio (vero ed unico soggetto del nostro documento), rigettando la brama per l’oro dei farisei del capitalismo e recuperando la funzione sacerdotale spirituale e universale dei Cohen.

Un’ultima precisazione: non si confondano queste considerazioni con l’integralismo fanatico, che non appartiene in alcun modo a chi non può appartenere ed accoglie, per scelta mistica, la propria dimensione transeunte: si tratta esclusivamente di un patto con sé stessi, di chi ha consacrato la propria esistenza a un’idea trascendente, foss’anche quella categoria estetica spirituale che chiamiamo Arte.

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Il ruolo dei moderni tra le principali correnti nell’ebraismo contemporaneo

Yeshivah QatanL’Ebraismo Riformato ritiene che l’autonomia personale ha sempre la precedenza su qualsiasi credo. In polemica con il Talmud e l’ebraismo ortodosso, i riformati sostengono che gli ebrei non possono considerarsi costretti ad accettare tutte le prescrizioni dei rabbini. il Presidente della Central Conference of American Rabbis (CCAR), Rabbi Simeon J. Maslin ha scritto: “L’ebreo riformato ha il diritto di decidere se o meno associarsi a questa particolare credenza o a quella particolare pratica (…) è il principio fondamentale del Liberalismo: che l’individuo prenda in considerazione mitzvot e minhagim in uno spirito di libertà e di scelta. Tradizionalmente Israele iniziò con Harut, il comandamento inciso sulle Tavole, che poi divenne Libertà. L’ebreo riformato inizia con herut (ebr. חרות, lett. libertà), la libertà di decidere quale sarà la Harut – incisa sulle Tavole personali della propria vita.”  La prima piattaforma riformata è stata la Dichiarazione dei Principi (“La piattaforma Pittsburgh”) adottata da una riunione di rabbini riformati degli Stati Uniti del 16-19 novembre 1885. La piattaforma successiva – The Guiding Principles of Reform Judaism (“The Columbus Platform”) – fu pubblicata dalla Central Conference of American Rabbis (CCAR) nel 1937. La CCAR ha riscritto i suoi principi nel 1976 con il suo Reform Judaism: A Centenary Perspective e riscritto ancora nel 1999 con una “Dichiarazione dei Principi per la Riforma dell’Ebraismo”[*] Mentre le bozze originali della Dichiarazione del 1999 chiedevano agli ebrei riformati di prendere in considerazione alcune pratiche tradizionali su base volontaria, in seguito la maggior parte dei suggerimenti più radicali vennero rimossi e la versione finale è rimasta simile alla dichiarazione del 1976.

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L’Ebraismo ortodosso pretende per sé l’esclusiva e diretta continuità con l’Ebraismo rabbinico storico, ponendo estrema attenzione sull’osservanza dei comandamenti. Non esiste un’affermazione ufficiale di principi confessionali. Tuttavia, i 13 principi di Maimonide hanno priorità su altre formulazioni: spesso vengono pubblicati nei libri di preghiera e in molte congregazioni un inno (Yigdal) che li incorpora.

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L’Ebraismo conservatore si è sviluppato in Europa e negli Stati Uniti alla fine del 1800, quando gli ebrei reagirono ai cambiamenti introdotti dall’Illuminismo e dall’emancipazione. Per molti versi fu una reazione a quelli che venivano considerati come gli eccessi del movimento di riforma. Per gran parte della storia del movimento, l’Ebraismo conservatore deliberatamente evitò di pubblicare spiegazioni sistematiche di teologia e di fede; ciò era un tentativo consapevole di tenere insieme un’ampia coalizione. Tale preoccupazione scomparve quando l’ala sinistra del movimento si venne a staccare nel 1968 per formare il movimento ricostruzionista, e dopo che la destra si staccò nel 1985 per formare l‘Unione dell’Ebraismo Tradizionale, rilasciando nel 1988  una dichiarazione ufficiale di fede: “Emet Ve-Emunah: Dichiarazione dei Principi dell’Ebraismo Conservatore”, in base alla quale è richiesto  che un ebreo deve affermare certe credenze, mantenendo però la legittimità di interpretazioni multiple di questi temi. L’ateismo, i concetti trinitari di Dio, e il politeismo sono tutti ricusati. Anche tutte le forme di relativismo, di letteralismo e di fondamentalismo sono respinte. I conservatori sostengono che la Legge ebraica è ancora valida e indispensabile, ma rispetto alla visione ortodossa, intrattengono anche una visione più aperta e flessibile di come legge si è sviluppata o si debba sviluppare .

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L’Ebraismo ricostruzionista propone una teologia naturalista; secondo il naturalismo di John Dewey, nega che Dio sia personale o soprannaturale. Piuttosto, afferma che Dio sia la somma di tutti quei processi naturali che permettono all’uomo di diventare autosufficiente e realizzato. Rabbi Mordecai Kaplan ha scritto che “credere in Dio significa dare per scontato che è destino dell’uomo elevarsi al di sopra del bruto ed eliminare tutte le forme di violenza e di sfruttamento da parte della società umana.”  Una minoranza significativa di ricostruzionisti hanno rifiutato di accettare la teologia di Kaplan, e invece afferma una visione teistica, prossima alla concezione sacerdotale per elezione Cohen. Come l’Ebraismo riformato, i Ricostruzionisti sostengono che l’autonomia personale ha precedenza sulla Legge e la teologia ebraiche. Non chiede che i suoi aderenti intrattengano particolari credenze, né chiede che la Halakhah sia accettata come normativa. Nel 1986, l’Associazione Rabbinica Riconstruzionista (RRA) e la Federazione delle Congregazioni Ricostruzioniste (FRC) hanno approvato una “Piattaforma del Ricostruzionismo” ufficiale, che non è considerata una dichiarazione obbligatoria di principi, ma piuttosto come consenso su credenze attuali, in rapporto allo stato di evoluzione dell’umanità. I punti principali della piattaforma sono:[*]

    • L’Ebraismo è il risultato di un naturale sviluppo umano. Non esiste un cosiddetto intervento divino.
    • L’Ebraismo è una civiltà religiosa in evoluzione, in cui l’idea dell’Ente Supremo si perfezione progressivamente nella coscienza dell’uomo.
    • I Rabbini devono occuparsi del ruolo sacerdotale e non prendere decisioni politiche.
    • La Torah non è stata ispirata da Dio, ma proviene solo dallo sviluppo sociale e storico della coscienza collettiva di cui il popolo ebraico è custode sacerdotale.
    • Tutte le idee classiche di Dio sono respinte. Dio viene ridefinito come la somma delle potenze o processi naturali, che permette all’uomo di ottenere l’autosufficienza e il miglioramento morale, incontrare se stesso ad un livello più alto (metafisica del Magghid, il Sé perfezionato, ciò che siamo da sempre nella Verità metafisica e che però non appartiene a questo mondo transeunte).

ebraismo per non ebrei

L’idea che Dio abbia scelto il popolo ebraico per dominare la terra, dal punto di vista riformato – e, ancor più, ricostruzionista – è in qualsiasi modo “moralmente insostenibile”, perché chiunque abbia tali credenze “implica la superiorità della comunità eletta e il rifiuto delle altre”. Il ruolo di Israele è farsi custode della religione naturale, che é la religione della coscienza, santificando lo spazio e il tempo attraverso il culto e l’offerta appropriata, assumendo la funzione sacerdotale e di tramite per la reintegrazione degli adepti.
Questo punto specifico, talora definito “sionismo spirituale” in contrapporsizione al “sionismo politico”, ha generato molte polemiche tra ebrei ricostruzionisti e gli altri ebrei, che appaiono sotto l’accusa ebrei di essere razzisti. In particolare, ad essere fortemente avversato è il nazionalismo, giudicato l’atteggiamento che ha prodotto la Shoah e che rischia di replicare a sua volta lo stesso Israele, con politiche espansioniste e di capitalismo imperialista. Chiaramente, gli ebrei al di fuori del movimento ricostruzionista rifiutano assolutamente questa impostazione.

Caraibi Cohen

caraibi.jpgIn questo articolo di Anna Foa, apparso su “Pagine Ebraiche” n. 1 del Novembre 2009, ritroviamo un tema di non secondaria importanza rispetto alle origini dell’Ordine Cohen.

[Per chi non fosse addentrato rispetto a questo tema in certo qual modo inusuale, diremo che l’Ordine Cohen è quel singolare contesto entro il quale il mondo ebraico trovò intersezione con gli ambienti inglesi della borghesia protestante, elaborando un sofisticato sistema iniziatico che aveva al centro della sua mistica il processo di riconciliazione, rigenerazione, reintegrazione delle Dieci Tribù perdute (simbolo nel quale si riconoscono gli ebrei convertiti), secondo uno schema che riconduce all’elaborazione cabalistica di Isaac Luria.
Il collegamento logico e funzionale tra Martinismo e Ordine Cohen è attestato dai continuatori, specialmente Luis-Claude de Saint-Martin, che attestava la discendenza da ebrei portoghesi di Martinez De Pasqually Tour de Las Casas, che dell’Ordine Cohen fu forse il fondatore, ma più probabilmente l’araldo. De Pasqually fu lungamente impegnato nelle missioni che la marina inglese inviava nelle Americhe, e specialmente nelle isole caraibiche (e, in particolare, Santo Domingo, dove il Maestro morì nel 1774)].

L’articolo di Anna Foa è sostanzialmente una recensione di “Jewish Pirates of the Caribbean” di Edward Kritzler che, da storica rigorosa, la professoressa (che fu tra i relatori alcuni anni or sono di un convegno dal titolo “La storia dimenticata” tenuto nella nostra sede siciliana sul tema dell’espulsione degli ebrei dalle terre della corona spagnola) tratta con certo scetticismo sotto il profilo delle fonti ma, nell’incertezza delle fonti, non può far a meno di considerare “storicamente assai debole ma emotivamente convincente”.

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Anna Foa, Davide Crimi – “La Storia Dimenticata – la Sicilia prima del 1492” (conferenza ex monastero benedettini, Catania 7 aprile 2003)

Il punto che rende la questione molto interessante, proprio dal punto di vista degli Ebrei delle Dieci Tribù, è dato proprio da quell’intrigante sistema dove gli ebrei – che, non si dimentichi, prima del crollo dell’Ancien Régime erano giuridicamente posti in condizione di inferiorità a causa dell’accusa teologica che la chiesa cristiana imputava loro di “deicidio” (un’assurdità dal punto di vista logico, considerato che Dio, se esiste, è per definizione un Ente trascendente e immortale) – erano protesi in cerca di una vita al riparo dalle angherie feudali. “L’idea che è alla base del libro – scrive Anna Foa nella sua recensione – è che la colonizzazione americana, fin dai suoi esordi, abbia obbedito al proposito di cercare per i discendenti degli ebrei sefarditi costretti alla conversione o all’esilio nella penisola iberica una terra nuova, che offrisse loro la libertà negata in patria. Che è poi l’interpretazione di Wiesenthal.”

Da questo punto d’osservazione, potremmo avanzare una chiave di lettura che apre la porta ad una nuova pista di ricerca, un corridoio lungo la letteratura esoterica, assommando in Martinez de Pasqually le qualità dell’ebreo convertito impegnato in queste rotte e, simultaneamente, al servizio della corona inglese ed ospite presso la Chiesa Morava di Londra, in quel Fetter Lane Service che sarà luogo di confluenza per personalità del calibro di Emanuel Swedenborg, William Blake e con un Ph:::I::: di eccezionale rilievo: il Baal Shem Tov di Londra, di cui ometteremo qui il nome.

Questo tema è di eccezionale interesse per gli studiosi del marranesimo, in quanto permette di cogliere la connessione tra elementi altrimenti distinti e in apparenza non correlati.  E’ superfluo notare che le opere principali dei Maestri del Martinismo delle origini (che in realtà non si chiamava ancora martinismo ma O:::E:::C:::) hanno per titolo “Trattato sulla reintegrazione delle anime” (Martinez De Pasqually) e “Trattato delle Benedizioni” (Louis Claude de Saint-Martin) che, rispettivamente, replicano il titolo dell’opera di Isaac Luria e di un libro del Talmud, dimostrando in questo modo la completa adesione alla liturgia ebraica sia pure riconfigurata in sistema iniziatico e metodologicamente orientata a configurare una Yeshivah destinata a quegli ebrei allonatanatisi dall’ebraismo a causa di conversioni forzate, assimilazione, o semplicemente oblio.

Questo articolo come scintilla di luce nelle tenebre per il viandante errante in cerca.

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Carboneria in Europa / 1. Accesso alla Camera d’Onore di Societas Mazzini

NOTIZIA STORICA

Fondamento dottrinale di questo sistema è la collaborazione di John Yarker (1833-1913) con Giuseppe Mazzini (185-1872).  Yarker, già membro della Societas Rosicruciana in Anglia, fu anche colui che riattivò l’Ordine di Misraim-Memphis alla cui cima si collocano, sin dalla rielaborazione di Tshoudy, i gradi altissimi 87-88-89-90, che corrispondono agli Arcana Arcanorum del M.

La Carboneria, detta anche M. Forestiera, fu notoriamente Ordine Esterno del M.:M:. e prima istanza di ingresso a questo Ordine, in cima alle cui piramidi si collocano gli A:::A::: di cui nulla qui può esser detto.  Occorre invece riprendere il filo del tentativo mistico di Yarker di fondare un Ordine Universale, transnazionale e illuministico, idoneo a estendere la luce sottraendola a pochi sacerdoti e offrendola a chiunque sia pronto a riceverla.

La Societas Rosicruciana in Anglia fu anche il prototipo dell’ Hermetic Order of the Golden Dawn, che di queste istanze illuministiche fu forse l’esperienza più forte del XX secolo, insieme alla Theosophic Society (una sovrastruttura dell’ Hermetic Btotherhood of Luxor).  Non molti sono a conoscenza del fatto che H.P.Blavastky combattè con Garibaldi e Mazzini per la libertà e l’indipendenza.

Sin qui i fondamenti e i presupposti storici.

NOTA TECNICA PER L’ESECUZIONE DEL RITUALE E VERIFICA DI REGOLARITÀ

Per eseguirlo, occorre che la Camera sia stata consacrata come da istruzioni della Morning Star.

Saranno state accese dunque le Tre Luci che illuminano la Grotta: queste saranno le tre H. di quel Superiore Ordine.

Qui si troveranno definite in vario modo: Hierophant sarà il Maestro.  I due Maestri di Cerimonia, o anche Esperti, saranno insieme Primo Sorvegliante o Assistente (Hiereus) e Secondo Sorvegliante o Assistente (Hegemon).  Il Primo Sorvegliante, secondo necessità, assorbirà anche il ruolo di Sentinella e di Dadouchus; l’Egemone quello di Stolistes, di Kerux e di Segretario.

Anche la Carboneria risponde al detto «3L, 5LG, 7LP, 9 LG&P» e a questo ispira l’esecuzione e la regolarità dei suoi lavori.

NOTA SISTEMICA SUGLI AVANZAMENTI ALL’INTERNO DELL’ORDINE

In Carboneria, rispetto ai fasti dei riti di Massoneria e Filosofici, tutto è spartano e popolare, ma non per questo non fondato tradizionalmente e meritevole di rispetto.  La Carboneria non è un ordine indipendente: per questo i gradi di Apprendista e di Compagno possono essere autonomamente conferiti, ma non quello di Maestro, che deve essere regolarizzato in ambiente M.:M:. o in ambiente M.:S:. o in ambiente M::T::, a seconda dei casi e della via filosofica prescelta dall’Adepto.  Tali sono gli Ordini con i quali siamo in connessione.  Nulla sarà detto in questa sede del Grande Oriente ove fiammeggiante brilla e risplende la Stella Universale.

RITUALE DI ACCESSO ALLA CAMERA D’ONORE SOCIETAS MAZZINI

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MANIFESTO DELL’ORDINE MARTINISTA, 1921

Il Manifesto dell’Ordine Martinista che si trova qui recensito e di seguito pubblicato nella versione integrale, fu pubblicato da Johannes Bricaud nel 1921.  Di grande significato, dal punto di vista da cui esaminiamo, il richiamo a Giuseppe Mazzini per dare rilievo alla sua dottrina del dovere come fondamento del diritto e dell’unicità dello scopo spirituale, al di là dei diversi metodi e delle diverse forme in cui la ricerca spirituale si compie nei diversi Riti.  Una lettura estremamente coerente con la dottrina Martinista il cui insegnamento, essenzialmente spiritualistico, è un centro di diffusione della tradizione occidentale che ha per basi, tutte le scienze sperimentali e si serve particolarmente di quelle simboliche ed ermetiche per arrivare alla Gnosi, perseguendo la reintegrazione dell’uomo nel suo stato di purezza e la spiritualizzazione delle generazioni umane.

Segue il testo del 1921

MANIFESTO DELL’ORDINE MARTINISTA

martinista tricolore

“Il Supremo Consiglio dell’Ordine Martinista, depositario della Tradizione, è pienamente edotto delle cause prime che determinarono le presenti perturbazioni politiche e sociali, considera suo imperioso dovere il ricordare quanto, in circostanze analoghe, fu rivelato dai Predecessori, e ciò che l’illustre Wronski nel suo Apocalittico Messianico confermò e dimostrò senza timore: – Una sola catena abbraccia tutta l’estesa rete di tutti i Grandi Segreti e di tutti i sistemi dell’Universo.
Gradi e sistemi, si riuniscono tutti nel Punto Centrale dell’Onni-Potere. Non c’è che un Ordine solo: ed i suoi segreti sono due; l’uno è il suo Scopo, l’altro la sua Esistenza ed i Mezzi di cui dispone.
Quel che vediamo oggi sul piano fisico, non è se non la conseguenza delle guerre che da oltre settantacinque anni si svolgono nell’invisibile tra l’Armata della Luce e l’Armata delle Tenebre.
Nel 1914 suonò l’ora della confragazione generale sul Piano Terrestre. Le lotte che si sono svolte nell’invisibile ebbero così la loro sanguinaria ripercussione sul piano fisico: e da quel momento, l’Odio, figlio dell’Egoismo, ha sostituito quell’amore del Prossimo di cui si parla con tanto fervore nei Vangeli di tutte le religioni.
Sembra inoltre che, per colpa di certi uomini imperfettamente iniziati, la Catena Iniziatica sia stata in alcuni punti spezzata, poiché in parecchie contrade le forze morali si sono divise; e là dove l’Unione doveva ripercuotersi sul Piano Fisico, non resta ormai altro che la più pericolosa discordia Bisogna a tutti i costi far cessar questa situazione che potrebbe far capo a catastrofi incalcolabili.
Perciò il Supremo Consiglio dell’Ordine Martinista, ispirandosi alle parole citate più sopra, raccomanda a tutti i Fratelli sparsi nel mondo di unirsi più strettamente che mai per raggiungere lo Scopo: il quale scopo, come ha ben detto il grande MAZZINI è unico, quali che siano le diverse apparenze.
Lavorare a questo SCOPO UNICO è, per tutti gli Adepti, un impegno sacro; e questo impegno è per loro tanto più preciso in quanto essi sanno che l’oggetto, i limiti e la misura dell’opera variano secondo i bisogni dei tempi, progrediscono in proporzione diretta all’evoluzione della verità, e si modificano gradualmente nel corso degli evi.
Riflesso del Tempio Mistico, la Società Umana non riposa soltanto su la colonna del DIRITTO, ma si appoggia anche su quella del DOVERE. D’altronde non c’è manifestazione religiosa, o sociale, o morale, che possa sfuggire alla legge fatale dell’evoluzione. Ogni epoca – la quale non è che un istante nell’universale evoluzione – deve venir a riunirsi in uno stesso Pensiero e convergere verso lo stesso SCOPO tutte le parti vitali del Corpo Sociale.
Il presente Manifesto vuole dunque dimostrare a tutti i Nostri Fratelli, preposti alla costruzione del Gran Tempio Simbolico, che bisogna non lasciarsi fuorviare, come pure bisogna fare in modo che lo Scopo non venga oltrepassato, cosa troppo spesso accaduta in diverse epoche della storia umana.
Non dimentichiamo che la verità è contenuta nel Sacro Monogramma hvshy che decora i nostri Templi. Oggi si può veder chiaramente che il Nome Ineffabile hvhy è stato spezzato in due: si può veder chiaramente che il Sublime Quaternario è stato violentemente separato in due binari opposti; rotto l’Equilibrio, distrutto in parte il Tempio, minacciati d’inanità gli sforzi che gli iniziati fanno da secoli e secoli per ristabilire l’Armonia fra le Diadi in contesa.
Ebbene, consideriamo gli avvenimenti attuali della luce dell’iniziazione. Ricordiamoci che il CRISTO è rappresentato dalla lettera S (s) e che questo S, simbolo cristico, è e deve restare per noi il Termine d’Equilibrio, il termine conciliatore ricongiungente i due Binari opposti: il Bene ed il Male, la Materia e lo Spirito, l’Ombra e la Luce…
Segnato è dunque il posto per Noi: esso è in cima e tra le Colonne Opposte del Tempio. Noi siamo i Figli della Luce.
Abbiano tutti i Fratelli coscienza del Dovere che loro s’impone di continuare in mezzo al Mondo illico l’Opera Sacra. Dobbiamo ad ogni istante tenere presente di fronte allo spirito il Simbolo della FENICE.
Su le tenebre che avvolgono il Mondo, brilli alfine la STELLA FIAMMEGGIANTE; e sia il Simbolo di quella PACE che fu annunziata a tutti gli uomini di buona volontà.
E ricordino sempre i nostri Fratelli che il dovere d’ogni Martinista – dovere nettamente fissato dai nostri Rituali – è diffondere oltre ogni possibilità gli insegnamenti morali, sociali e religiosi del Martinismo per contribuire così alla Rigenerazione della Famiglia Umana ed instaurare sopra la Terra l’Associazione di tutti gli interessi, la Federazione di tutte le Nazioni, l’Alleanza di tutti i culti, e la Solidarietà universale.

Dato dalla Sede del Magistero Universale, il 10 gennaio 1921.

Seguono le firme del Gran Maestro Generale, S.B. il Sovrano Patriarca Gnostico + GIOVANNI II BRICAUD 33\90\96\, del Gran Cancelliere dell’Ordine, e dei Sovrani Delegati Generali (Grandi Maestri Nazionali) dei seguenti paesi; Inghilterra, Italia, Svizzera, Belgio, Baviera, Austria, Olanda, Danimarca, Svezia, Norvegia, Polonia, Russia, Ucraina, Ceko-Slovacchia, Algeria, Madagascar, Canada, Stati Uniti d’America, Messico, America Centrale, Equatore, Chile, Brasile, Argentina. Fra i firmatari si notano anche Capi d’importanti Fratellanze Illuministiche europee, come per es. il Gran Maestro Generale dell’Ordo Templi Orientis, il Gran Maestro Generale dei Samaritani Incogniti, il Gran Maestro della Gran Loggia [Massonica] d’Ucraina, ecc.

NOTA BENE (inclusa nell’originario Manifesto, ndc)

Il documento suddetto necessita di una difficile interpretazione e commento. Si tratta di un manifesto che, a prima vista, denuncia alcune degenerazioni di quella sinarchia d’impero che ha in parte influenzato il Martismo moderno, in particolar modo quello francese.
La sua pubblicazione deriva da un desiderio di conoscenza e di chiarezza su un momento particolare della storia del Martinismo e gradiremmo maggiori Lumi da chi li possiede