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Massoneria e la seduzione del potere

Statuti e regolamenti dell’Istituzione Massonica dicono che la politica non dovrebbe essere parte delle attività da portare all’interno della Loggia e, meno ancora, del Tempio.

Tuttavia, la sirena del potere sembra essere di formidabile attrazione per chi appartiene o comunque annusa quel mondo. È evidente che questo atteggiamento è decisamente fuorviante rispetto ai fini dell’Istituzione e conferma, se mai, quelle “Three growing questions” di cui abbiamo parlato in sede di analisi sociologica.

Senza ripetere quell’analisi, diremo soltanto che:

  1. La Massoneria è lontanissima dalla sua originaria funzione storica;
  2. La Massoneria italiana, se si eccettua la parentesi risorgimentale, è storicamente condizionata dall’aristocrazia nera, ciò che la schiera sul fronte decisamente reazionario;
  3. L’Istituzione Massonica fa riferimento a chi, rispetto alle attività del Tempio, si occupa della manovalanza e della gendarmeria e, solo ai più alti livelli, dell’architettura.

Le motivazioni di queste tre affermazioni sono dettagliate ed esposte analiticamente nell’articolo sopra richiamato. È fatale che qui appariranno ermetiche, ma non per questo andranno prese apoditticamente o interpretate in via dogmatica.

Scendendo dal piano filosofico a quello più prosaico del giornalismo noteremo, en passant, che le osservazioni su Macron e, in Italia, su De Bortoli e Renzi, appaiono ben poco legate ad una corretta concezione dell’Istituzione Massonica: a meno di non considerare statuti e regolamenti come tende e cortine di un sistema teocratico.

Dal punto di vista SOCIETAS MAZZINI, è di tutta evidenza che:

a) non incoraggiamo né incoraggeremo letture politiche dell’Istituzione Massonica, eccettuata l’ipotesi di una diversa lettura della lotta di classe, emancipata dal materialismo e reintegrata nella sua funzione spirituale;

b) in ogni caso, diamo atto – anche con riferimento agli ultimi sviluppi del caso Moro e degli assurdi ma concreti e dimostrati legami con le vicende di “Mafia Capitale” – del fatto che l’Istituzione Massonica in Italia presenta una incontrovertibile maggioranza reazionaria;

c) gli eventuali propositi di associazionismo internazionale possono introdurre delle varianti, che però difficilmente possono dimostrare un orientamento effettivamente progressista.

Consegue e conclude questa generale riflessione la visione di uno scollamento ab initio che fa dei momenti progressisti delle eccezioni (si veda “Origini Occulte dell’Illuminismo” per una analisi delle ragioni storiche) nel solco di una continuità tradizionale che fa della Massoneria uno strumento ancillare del potere. Da questo punto di vista, la continuità tra Massoneria e sistema di potere si rende manifesta, ma non certo nel segno progressista e meno che mai in Italia. Per essere minimamente credibile, un progetto diverso dovrebbe avere importanti alleanze internazionali, credenziali tutte da dimostrare.

Revisionismo cattolico su Giordano Bruno?

Passi indietro sulle interpretazioni bruniane?

di DALQ S::I::

C’è da temerlo, se l’articolo in Wikipedia su una delle opere di Bruno – Spaccio della Bestia Trionfante –  trascrive: «L’opera si presta a essere interpretata su diversi livelli, tra i quali resta fondamentale quello dell’intento polemico di Bruno contro la Riforma protestante», abboccando alla deprecabile interpretazione filo-clericale di Michele Ciliberto.

Intento polemico contro la Riforma protestante? Ma Giordano Bruno è la Riforma protestante! Più esattamente, è il tentativo (riuscito) di esportare i risultati di quel proto-illuminismo che, partendo dall’Escuela de Toledo, è passato per l’Italia della Scuola Poetica Siciliana alla corte di Federico II prima, e la cui torcia è passata poi all’Accademia Platonica Fiorentina alla corte di Cosimo de’ Medici. Per completezza, Giordano rappresenta anche il tentativo (bloccato) di importare gli sviluppi proto-illuministici in Italia. Il suo rogo rappresenta l’involuzione dell’Italia nel percorso buio della Contro-riforma, proprio mentre l’Europa si risvegliava e poneva le basi della modernità.

L’affermazione di Ciliberto è ingiustificabile, se si esclude la volontà voluta di un revisionismo filocattolico, che ha l’effetto di bruciare sul rogo una volta ancora le posizioni coraggiose del filosofo nolano. Tutto questo nella totale indifferenza del mondo della cultura che non sa e, quando sa, è complice. Rimandiamo a quanto si può trovare sul sito “L’Asino Cillenico” (dal titolo di un’opera di Giordano Bruno) in merito all’affaire del plagio che Ciliberto avrebbe svolto sulla traduzione di Giovanni Aquilecchia. Il sito riporta particolari rilevanti, tra i quali l’egemonia che il Ministero dei beni culturali ha permesso a Ciliberto attraverso lauti finanziamenti dei suoi lavori che, come si è visto, sono tutt’altro che condivisibili ed appaiono anche politicamente e dottrinalmente orientati a un revisionismo che indigna lo stesso Giordano Bruno.

Tutto questo è grave e preoccupante, ma non finisce qui. Perché, in fondo, la gravità di questa situazione potrebbe esser letta nel contesto amaro della condizione generale di degrado della cultura italiana, del suo asservimento a un potere cattolico che, sul piano della cultura, si è molto rafforzato nel deserto attuale e oggi ha sbaragliato i suoi rivali, trovando a destra come a sinistra nient’altro che populismo, del quale si avvantaggia per ricostruire l’ignoranza che precedette l’invenzione della stampa e che la televisione e i telefonini stanno riconfigurando attraverso la totale superficialità che è, di fatto, l’analfabetismo 2.0). L’ingerenza cattolica sulla gestione dei finanziamenti statali non è certo una novità (vecchia eredità dei Patti Lateranensi sui quali, per l’occasione, esprimiamo ogni contrarietà, a partire dall’esenzione dalle tasse per le attività d’impresa); allarma tuttavia vedere che questa ingerenza si insinua, attraverso la solita dinamica dell’avanzamento dei mediocri, persino sulla memoria di Giordano Bruno!

C’è qualcuno che prende posizione contro queste tendenze? Se ricordiamo che l’autore del monumento a Campo de’ Fiori è lo stesso che realizzò il monumento sull’Aventino a Mazzini, e che si tratta di quell’Ettore Ferrari che fu Gran Maestro della Massoneria Italiana, un tempo custode dell’anima illuministica e progressista di questo Paese, dobbiamo altresì registrare l’inconsistenza della Massoneria italiana, che di tutto questo non da’ segno di conoscenza né prende posizione. Ma si dovrà anche dire che, complice il prevalere del Rito Scozzese, anche qui le posizioni interne sono sempre più filo-cattoliche e Templari (quindi protese al cattolicesimo intransigente) e che la parte egemone della Massoneria – conventicole di affari più o meno leciti a parte – è molto lontana dal suo ruolo storico di difensore del libero pensiero e sempre più cane da guardia del padrone. L’affaire Gelli (che si dovrebbe leggere Cefis), vicenda esteriore dei maledetti anni ’80, è l’emblema di questo stato di cose, con il suo corollario di graziose vicinanze a servizi segreti, società petrolifere e banche: nazionali, internazionali e vaticane.

Poiché al peggio non c’è fine, a parte tutta questa querelle su contributi statali per opere condizionate e personaggi condizionanti, si dovrà riflettere – nel trecentesimo dal 1717, fondazione della Massoneria moderna – sull’inadeguatezza della Massoneria contemporanea ad esprimere il suo ruolo storico. Poi, c’è un’altra mefitica situazione da rilevare, e cioé quel che dice il Dizionario di Filosofia Treccani in proposito alla medesima opera di Bruno citata in apertura di questo articolo, dove si mette in discussione, anche qui, revisionisticamente (cioè per un riesame critico di fatti storici sulla base di una interpretazione orientata a fini politici e dottrinali), quella che si considerava ormai un’acquisizione, e cioè la continuità che il pensiero di Giordano Bruno manifesta con l’ermetismo nella tradizione occidentale, sostegno e fuoco dei successivi sviluppi illuministici. Invero, il Dizionario dà notizia di questa linea interpretativa, riportando che «alla metà degli anni Sessanta del Novecento si è affermata la lettura integralmente ‘ermetica’ di F.A. Yates», ma subito si affretta a dire che questa tradizione sarebbe «ormai definitivamente sostituita da una tendenza a collocare il dialogo nel contesto in cui fu scritto e nel serrato e fecondo confronto di Bruno con le fonti più disparate», anche qui con un ridicolo postmodernismo che rinuncia a indagare e indica “le fonti più disparate” come luoghi della potenziale ricerca. In questo modo, anche il Dizionario prende le posizioni dei Ciliberto e, per dirla in modo più storicizzante, del primo dei baciapile impegnati in questo tentativo di “addomesticare” Bruno, già suo contemporaneo, il cosiddetto Postillatore napoletano.

Registriamo dunque e denunciamo una preoccupante tendenza della politica culturale in Italia (che è la vera politica del potere, perché lavora sulla manipolazione dei simboli, e dunque delle coscienze, in profondità) che dimostra l’intendimento neo-aristocratico di costruire intorno al vero cuore simbolico della cultura, una serie concentrica di utili idioti (nel senso leninista), lautamente remunerati per fare opera di revisionismo e per impedire l’accesso al livello della manipolazione simbolica (studi universitari, presenza all’interno delle istituzioni culturali) di voci avverse o diverse dal coro.

Contro questa allarmante situazione chiamiamo a raccolta gli intellettuali disorganici non allineati al potere, per esprimere un chiaro e netto sdegno per queste nequizie, che segnano passi all’indietro, verso l’Ancien règime, e ci fanno ancora una volte riflettere sul contenuto di grande slancio ed emancipazione degli anni ’60 – grazie anche alla citazione della Yates – che restano pioneristici sui temi. Piuttosto, dovremmo liberarci dagli anni ’80 che non sono mai finiti e che continuano a smantellare lo stato sociale ed affermare la supremazia delle forze reazionarie, tra le quali la Chiesa cattolica che, malgrado qualche operazione di maquillage, resta componente oscurantista.

Ilux lucet in tenebrisn conclusione, sappiamo che questa nostra è una vox clamantis in deserto e che, rosacrocianamente, – si deve ancora alla Yates la connessione tra Riforma protestante e dottrina Rosacrociana del ritorno al Cristianesimo delle origini – siamo tenuti a sapere che il mondo non può essere cambiato, perché il suo segno è la croce chiusa nel cerchio, lo spirito imprigionato dalla materia che, altrove, abbiamo definito Legge di Malkvth. Pertanto, non crederemo di poter aver ragione del mondo e della sua capacità di corrompere ogni valore. Non possiamo fare altro che accendere, da buoni candelai, qualche pallido lume in questa notte tenebrosa.

Chissà che una canzone…

Massoneria, mafia e oscurantismo

vitriol riflessioneSecondo alcuni stereotipi molto frequenti, massoneria, mafia e oscurantismo sono pressoché sinonimi. Il vero problema è che questa affermazione spesso ha margini di dolorosa verità. Il mito della massoneria come istituzione apportatrice di progresso risulta sempre meno credibile anche se, per comprendere le ragioni di questo deterioramento, bisognerebbe conoscere un po’ di storia massonica.

Tornando all’attualità, questo è l’incipit di un articolo  apparso su Sicilia Informazioni il 5 Marzo 2016 a firma di Alberto Di Pisa: “Di un progetto stragistico riferisce, all’udienza del 30 giugno 1999 davanti la Corte di Assise di Firenze, nel processo per la strage dei Georgofili, Gioacchino Pennino, uomo politico della Dc ma anche uomo d’onore e massone. Nella sua deposizione parla in particolare della presenza della massoneria all’interno delle istituzioni siciliane riferendo di relazioni tra la criminalità calabrese e siciliana istaurate proprio per mezzo della massoneria.”

L’articolo non è banale e invitiamo alla lettura integrale; tuttavia, si presta all’immediato manifestarsi dell’immagine stereotipa massoneria=potere occulto, senza alcuna distinzione tra quel ch’è stata la nobile Tradizione Massonica e la sua deriva (nel lessico latomistico: degenerescenza) che ha trasformato questa istituzione da laboratorio per il progresso in vestibolo del peggior oscurantismo. Il protocollo di unificazione tra GOI e GLRI (voluto dagli inglesi ma solo falsamente accolto da Bisi e Venzi in Italia, vedi articolo “Cosa succede nella Massoneria italiana“) va esattamente a confermare questa unità di intendimenti oscurantisti dei dissimulati nemici del popolo.

Per comprendere quel che qui viene detto, occorrerebbe che il Lettore fosse nella capacità di discernere tra “Antichi” e “Moderni”: ne consegue che dovremo accettare l’assoluta impossibilità di andare oltre in assenza di queste informazioni.

La citazione dell’articolo con cui abbiamo aperto questa riflessione è testimonianza dell’assoluto fallimento dell’istituzione massonica come strumento di progresso (e possiamo aggiungere che la supremazia del rito scozzese ne è la più evidente testimonianza, sebbene saranno in pochi a comprendere le ragioni di questa affermazione).

In ogni caso, siamo consapevoli dell’insegnamento dell’insuperato teorico dei mezzi di comunicazione di massa, Marshall Mac Luhan, per cui il media è il contenuto e, pertanto, nessun contenuto iniziatico autentico può passare attraverso i social network (ci dispiace molto per gli innumerevoli pretesi maestri che bighellonano su facebook) e, pertanto, la vera entità di quanto qui detto non potrà essere compresa che da pochi, invisibili e incogniti.

La Chiave Egizia

Con l’intendimento di offrire al Lettore chiarimenti e indicazioni di percorso rispetto al frastagliato mondo delle Organizzazioni Iniziatiche, questo articolo segue i precedenti Annotazioni sul Sentiero Iniziatico; Difendersi dai Falsi Maestri e Riaccendere i Lumi. Con il primo, si sono poste in evidenza le condizioni che fanno di un Sentiero una vera via per il cammino inziatico e le caratteristiche che devono stabilizzarsi all’interno della persona del Cercante; con il secondo si sono dati i necessari avvertimenti rispetto al rischio di imbattersi in vampiri e altri soggetti che assorbono energia senza dare adeguato ricambio, pur dovendo riconoscere – e questo rende li rende più pericolosi – che, sotto determinate condizioni, anche i falsi maestri possono disporre di potere iniziatico; con il terzo articolo, si sono poste le basi per comprendere le grandi linee della Tradizione Iniziatica Occidentale, definendo gli ambiti delle principali scuole emergenti e la loro natura a volte armonica, altre conflittuale, spesso piena di contraddizioni e interconnessioni.

Con l’ultimo dei tre articoli sopra richiamati si era detto, in particolare, qual è stato il ruolo giocato dal Rito Scozzese e, particolarmente, dalla cerchia Templare, nell’estremizzare la Grande Rivoluzione e condurla al Terrore che rese necessaria la ricomposizione dell’Ordine mediante la Restaurazione napoleonica.

Napoleone comprese presto che la Massoneria era la leva strategica per avere l’effettivo controllo sulla Francia subito, e sull’Europa domani.  Il 28 marzo del 1808,  nella chiesa di  “Saint Paul e Saint Louis” di Parigi, venne celebrata una solenne cerimonia di commemorazione di  Jacques de Molay e dei Cavalieri Templari martirizzati. Il celebrante fu Pietro Romano  di Roma, abate di Notre –Dame de Coutances e primate dell’Ordine, che pronunciò l’orazione funebre e concesse l’Assoluzione con ferventi parole di fede nella giustizia divina. Fu quella l’ultima concessione di Napoleone ai Templari, che presto sarebbero stati estromessi proprio da un altro rito massonico, quel Rito di Misraïm che si era interlacciato al suo esercito durante la Campagna d’Egitto.

Rispetto all’antica Massoneria formata dai tre gradi di Apprendista, Compagno e Maestro, il Rito di Misraïm intendeva surclassare i 33 gradi del Rito Scozzese con i suoi 90.  Come notò il Findel in un suo saggio del 1866, “i capi e fondatori di questo massonico pasticcio furono i fratelli Michele e Marc Bédarride, negozianti di Avignone, e un letterato, A. Meallet, che deve esser considerato l’organizzatore di questo sistema”. Un altro dei classici autori del pensiero e della storia della Franc-Maçonnerie, Ragon, riporta in proposito: “Invero questo Rito comincia realmente con 67mo grado e si basa più che altro su soggetti biblici coi quali la vera Massoneria neinte ha a che fare, né a che vedere, e anche su soggetti relativi all’israelismo. Ciò non ha alcun rapporto con l’Egitto tanto anteriore a tutto ciò. Ecco perché noi lo chiamiamo Rito Giudaico.” Lo stesso Marc Bédarride riferisce inoltre del coinvolgimento del proprio padre, Gad Bédarride, che nel “nel 1771 ricevette la luce nella città di Avignone per mediazione dell’iniziato Israel Cohen detto Carosse”.

Come si vede, le piste si intrecciano: perché in questa storia appaiono in breve Cagliostro “che aveva appreso in Egitto e lì ricevuto qualche grado massonico, li alterò formando un sedicente Rito Egiziano secondo il suo estro; venne in Francia dove ebbe un gran numero di discepoli, ma nel 1786 fu obbligato ad abbandonare Parigi”.  Cagliostro tuttavia aveva messo un nuovo seme nella storia delle moderne organizzazioni iniziatiche: perché, attraverso l’evocazione delle figure dei geroglifici egizi, dove si vedevano comunemente le donne prendere parte alla vita del Tempio e ai suoi rituali, la Massoneria, da esclusivamente maschile qual era, cominciò ad avere le sue Logge Miste e questo è un punto fondamentale per la Reintegrazione della Donna nella Vita Spirituale.

Prima di concludere, dovremo notare due aspetti. Il primo è relativo al Rito che, con la sua lunghezza barocca, tuttavia si presta bene a farsi struttura di connessione e contenere al suo interno riti diversi, trasfigurarsi, mimetizzarsi e assorbire elementi che vanno dal Rito Egizio di Cagliostro al Rito Adonhiramita, dalla Stella Fiammeggiante di Tschoudi agli Illuminati di Avignone, fino ad arrivare alla affermazione di Gastone Ventura secondo la quale al vertice del Rito di Misraïm sarebbero i cosiddetti Arcana Arcanorum ovvero la Scala di Napoli, i gradi 87-90 che infine altro non sarebbero se non i Gradi Cohen. Questa tesi, del resto, è avvalorata e resa plausibile dell’origine che accomuna i Bédarride a Martinez De Pasqually: ebrei portoghesi, marrani, cioé convertiti al cattolicesimo e poi esuli, che in quell’Ordine Iniziatico vedevano la possibilità della reintegrazione sacerdotale.

Per spiegare questi ultimi aspetti, occorrerà parlare più in profondità in relazione al ruolo dei Riti di Fronda e, tra questi, del Martinismo. Ma prima di introdurre questo argomento, tornando a Napoleone, dovremo notare come ogni tentativo di controllare la Massoneria sia illusorio. Più esattamente, per un certo periodo la possibilità di controllare non solo la Francia, ma l’intera Europa attraverso il controllo la Massoneria funzionò. La Massoneria non è però un corpo statico, stabile; al contrario, il suo modo di funzionare è magmatico, per gemmazioni ed efflorescenze. Accadde così che Napoleone giunse al punto, controllando la sua costruzione, di non controllare più nulla di effettivo.

 

 

Altro sull’idea di Grande Oriente Democratico

Grande Oriente Democratico SquareCome è stato descritto nell’articolo

CONSIDERAZIONI SULL’IDEA DI UN GRANDE ORIENTE DEMOCRATICO

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Noi di Societas Mazzini riteniamo questa idea di assoluta importanza per il rinnovamento della società e comprendiamo che non è certo un caso se registriamo reazioni scomposte, determinate da una propaganda avversa e con punte acerrime, che non perde occasione per opporre qualsiasi argomento che ne precluda ogni sviluppo logico.

Questa propaganda ha una capacità pervasiva e prende non soltanto le paure di chi non ha mai avuto contatto con questi mondi, ma persino il cuore sincero di alcuni tra gli Iniziati, anche tra quelli più autorevoli.  Tra gli argomenti negatori, il più consistente è l’antitesi tra dottrina iniziatica e democrazia. Si dice, in particolare, che gli Ordini Esoterici e Iniziatici non possono che essere piramidali e regolati da un sistema gerarchico e pertanto l’idea di democrazia è radicalmente improponibile in simili contesti.

La fallacia di questo argomento è presto smentita dal riferimento rosacrociano. A meno di non voler considerare la dottrina R+C come pericolosa eresia (ciò che accadde al suo sorgere), troveremo semplicissimo riportare l’argomento principe della Fama Fraternitatis, e cioè quella universale riforma della filosofia e della scienza che avrebbe dovuto impedire definitivamente che la tradizione si risolva nella trasmissione acritica e ipocrita degli errori del passato; ammantati  di un serto aureo, ma pur sempre errori. Aprite gli occhi, Fratres et Sorores. Invenies Verbum in Ore Leonis.

Non è certo un caso se il pensiero rosicruciano occupa un posto fondamentale nella storia della Riforma.  E’ inconsistente il tentativo sciocco e posticcio di cercare, come hanno fatto e tuttora fanno molte confraternite, di ricondurre gli Ordini R+C alla dimensione angusta di un cristianesimo esoterico, essendo semplicemente un falso storico. Né dovremo semplicisticamente rendere uguali cose dissimili: dire che gli Ordini Iniziatici sono permeati di conoscenza progressiva non significa necessariamente che debbano essere considerati democratici. La costante è nel fine: se è spirituale, deve poter aumentare il numero di persone che possono essere incluse, rigenerate, reintegrate e assorbite nella Sfera Mistica.

Si dovrà indagare meglio e con più acume il tentativo fatto dagli spiritualisti di fine Ottocento di considerare la R+C come dottrina di intersezione tra tutti gli Ordini Iniziatici – considerando le braccia della croce come sentieri di provenienza (Esoterico, Religioso, Mistico, Magico) – per l’accesso al medesimo fondamento spirituale, universale e unitario.

L’idea di un Grande Oriente è molto prossima a questo universalismo, che è persino necessario a definire costitutivamente ciò che può, con legittimità, chiamarsi Grande Oriente.  Come si può leggere nei testi fondamentali di dottrina, Loggia, Ordine, Rito, Obbedienza e Oriente sono termini che non vanno confusi.  Ora, Oriente può dirsi soltanto una federazione che al suo interno contenga più Riti e più Obbedienze.  Senza questa condizione, ogni definizione di questo genere sarebbe pretestuosa. Naturalmente, questo concetto è affermato con forza da chi osserva del resto da una prospettiva che più che M.: è M:::

In questo senso, l’idea di Grande Oriente si manifesta per quel che è, e cioè una categoria di ampio respiro entro la quale far ricadere organizzativamente l’agire iniziatico. Per esser tale questo agere deve rispondere a requisiti tradizionali che, per gli Ordini illuministi, non sono dati e immutabili, ma sempre perfettibili.

Per quanto riguarda l’Italia, possiamo riconoscere a Gioele Magaldi l’esserne stato l’alfiere e il principale vettore in questo inizio del XXI secolo; l’idea però – essendo costitutiva del funzionamento di più organizzazioni iniziatiche – è trascendente e, per definizione, non può appartenere a qualcuno, se non a chi vi operi dall’interno e con i dovuti modi e le necessarie abilitazioni, il che richiede, riteniamo, un’elaborazione ampia e ponderata.

A fondamento di queste considerazioni, proponiamo riflessione su quanto scritto sul sito di Grande Oriente d’Italia Democratico:

  1. In Italia esistono diverse Comunioni o Obbedienze massoniche (cioè federazioni di più logge, articolate sul territorio nazionale e coordinate fra loro a livello provinciale e regionale.  La più importante, numericamente e qualitativamente, di tali Comunioni o Obbedienze nazionali, è il Grande Oriente d’Italia di Palazzo Giustiniani. A seguire, una serie di Obbedienze/Comunioni più piccole che, in tempi lontani o recenti, si sono formate per scissione dal Grande Oriente d’Italia. Esistono poi ulteriori micro-comunioni nate per scissioni dagli stessi originari scissionisti.
  2. Grande Oriente Democratico, come ben noto a tutti coloro che sappiano qualcosa delle vicende massoniche italiane, non è un’ “Obbedienza/Comunione” che si sia scissa dal Grande Oriente d’Italia. Grande Oriente Democratico è un Movimento massonico d’opinione nato in seno al Grande Oriente d’Italia di Palazzo Giustiniani (appunto la più importante e maggioritaria Comunione italiana), con il preciso scopo di riformarne in termini rivoluzionari la struttura interna e la prospezione esterna verso la società civile, all’insegna della trasparenza, della lealtà comunicativa e del rigore iniziatico, intellettuale e morale dei suoi adepti. In questa prospettiva, Grande Oriente Democratico è la principale “forza di opposizione interna” al regime dispotico e liberticida instaurato nel GOI dal Gran Maestro Gustavo Raffi, circondato da una corte di ex-piduisti, neofascisti e berlusconiani vari, che ingenuamente pensavano di potersi dissimulare in quanto tali nascondendosi dietro la noiosa retorica raffiana di stampo pseudo-risorgimentale. Il Gran Maestro Raffi, il cui eloquio tautologico e insignificante (parla senza dire mai nulla, sproloquia senza mai prendere una posizione di nessun genere, afferma solo luoghi comuni pseudo-edificanti che non hanno alcun rilievo sul piano concreto, etc.) rende qualunque intervista/uscita pubblica di costui un sonnifero potentissimo, ha finora occupato la più alta poltrona del GOI al preciso scopo di coprire e dissimulare, con la sua presenza minimalista, incolore e vacuamente retorica, tutti gli intrallazzi e i giochi di potere e sotto-potere che si consumano all’ombra di Palazzo Giustiniani senza alcuna soluzione di continuità rispetto ai tempi della P2 di Licio Gelli.
  3. Gioele Magaldi, iniziato apprendista libero muratore nel febbraio 1998 nella Loggia Monte Sion n°705 all’Oriente di Roma (una delle Logge italiane un tempo più prestigiose) all’Obbedienza del Grande Oriente d’Italia di Palazzo Giustiniani, (dopo aver tuttavia praticato e frequentato ambienti “iniziatici” massonici e paramassonici anche in anni precedenti), ha ricoperto nella suddetta Monte Sion tutti i principali incarichi di Loggia, fino a divenirne Maestro Venerabile nel 2005 (appena all’età di 33 anni e ½ : un record assoluto, visti i tempi lunghi del cursus honorummassonico). Trentesimo Grado del Rito Scozzese Antico ed accettato (il Rito di perfezionamento massonico più importante e diffuso al Mondo, rilevantissimo negli USA), Gioele Magaldi è stato vezzeggiato per diverso tempo come specialissimo “pupillo” sia del Gran Segretario nazionale del GOI Giuseppe Abramo quanto dello stesso Gran Maestro Gustavo Raffi (che nel 2004 pregò il Magaldi di gestire alcuni aspetti delicati della sua campagna elettorale per la rielezione alla Gran Maestranza). Tuttavia il Magaldi, avendo scoperto, insieme a molti altri Fratelli Galantuomini implicati nelle politiche di vertice di Palazzo Giustiniani – e che un tempo avevano dato credito alla retorica del rinnovamento raffiano – la vera natura di personaggi come Raffi e Abramo (una natura biecamente ipocrita, volta solo alla preservazione del potere fine a se stesso e all’arricchimento personale), decise di distaccarsene. Ne nacquero conflitti di natura giuridica massonica e profana, con il tentativo di Raffi e Abramo di espellere Gioele Magaldi dal GOI e sentenze giudiziarie dei Tribunali Civili della Repubblica italiana che puntualmente hanno dato ragione al Magaldi, reintegrandolo. Ma questa è un’altra storia, tuttora in corso, che racconteremo in futuro, quando anche l’ultimo tentativo di espulsione sarà stato reso nullo da un Tribunale dello Stato italiano.
  4. Nel frattempo, però, al di là delle controversie giudiziarie sulla legittimità della terza elezione a Gran Maestro di Raffi (avvenuta nel 2009 e contestata in Tribunale da Magaldi e da altri Fratelli del GOI), sul tentativo di espulsione di Magaldi e di altri, il nostro Fratello Gioele, insieme ad un primo nucleo di Massoni Liberali e Democratici, agli inizi del 2010 diede vita ad un Movimento interno a Palazzo Giustiniani denominato appunto “Grande Oriente Democratico”.

Per una lettura integrale dell’articolo apparso su Grande Oriente Democratico, cfr. http://www.grandeoriente-democratico.com/Nota_Informativa_a_proposito_di_Grande_Oriente_Democratico_e_Gioele_Magaldi.html

Noi di Societas Mazzini torneremo sul tema, sia sulla base dei rapporti tra M.: e M:: che in relazione al nostro impegno con l’Universalis Ordinis Stella Matutina.

 

Considerazioni sull’idea di un Grande Oriente Democratico

Grande Oriente Democratico SquareGrande Oriente Democratico. Cosa vuol dire e da dove viene la necessità, e perché debba considerarsi essenziale nel nostro tempo.

Uno scritto del L::F:: Althotas

L’idea di una vita spirituale che non sia religione. L’idea di una filosofia che sia anche pratica operativa. L’idea della natura spirituale del sapere: nella generale insipienza occidentale, tendiamo a pensare tutto questo come se fosse sempre esisitito.  Non è così. Non solo: si tratta di qualcosa che non abbiamo ancora conquistato.

Nel passato, fino alla caduta dell’Ancien Régime, saper leggere e scrivere era l’esclusivo privilegio di nobiltà e clero. Questa coltivata ignoranza, utile a non permettere nessuna comprensione al popolo, legittimava i privilegi degli alti dignitari semplicemente ponendoli al riparo dalla vista della gente comune.  Il re era re perché Dio lo aveva scelto; il papa aveva la verità perché Dio gliela aveva data.

Non siamo abituati a pensare, a riflettere su questo, ma l’idea di un sistema di conoscenza che sia per tutti è una conquista assolutamente recente. Prima delle Grandi Rivoluzioni liberali (la R. Francese, certo, come sappiamo dalla scuola; ma non siamo adusi abbastanza ai contenuti della R. Americana, né a quel meraviglioso tesoro di diritti indefettibili che è il portato della Glorious Revolution del 1688 in Inghilterra), saper leggere e scrivere era privilegio esclusivo dell’aristocrazia e del clero. Il resto della popolazione era, nella stragrande maggioranza, analfabeta.

La Massoneria ha avuto questo ruolo in Europa: quello di costituire un polo di istruzione ed educazione alternativo e terzo rispetto all’aristocrazia e al clero. Da qui è venuta la scintilla di consapevolezza che ha prodotto le Rivoluzioni Liberali. Di qui il sapere per tutti, di qui l’affermazione di una scuola pubblica, di una pubblica istruzione per tutti come fondamento di una società nuova e aperta, capace di orientare ogni persona verso la vita come esperienza di crescita e di perfezionamento.

L’apertura del sapere a tutti si è scontrata certamente con la restaurazione delle classi oscurantiste, che hanno cercato di riportare tutto agli equilibri precedenti: ma ormai lo status quo era infranto.

Le grandi passioni romantiche, la volontà di far nascere una Età della Ragione, di far trionfare una nuova era, tutto questo è stato il sogno delle utopie Ottocentesche, prima che queste meravigliose idee della storia umana come storia del progresso e della vita spirituale fossero aggredite da un nuovo nemico: il materialismo.

La restaurazione, dopo aver tentato con la forza (il Terrore che travolse la R. Francese fu il frutto avvelenato della furia reazionaria dei vecchi padroni), è passata progressivamente – assorbendo le forze emergenti della nuova borghesia capitalista – a prendere il ruolo di una nuova aristocrazia che ha addomesticato ogni tentativo di emancipazione comprando persone e simboli, cambiando senso alle parole, svuotandole di significato e riempiendole di merci. La stessa Massoneria, che pure era stato uno dei principali agenti della nuova cultura, è stata egemonizzata e asservita agli interessi delle nuove élites.

In questo modo, già alla fine dell’Ottocento la propaganda del potere ha scelto di far credere che per volere il bene delle classi subalterne, occorreva essere materialisti e non farsi ingannare.  A nulla valse che le anime più sensibili (Paine, Yarker, Blavatski e il nostro Mazzini) avessero subito compreso che l’unica vera possibilità di emancipazione è nell’offrire a tutti istruzione ed educazione, senza di cui è impossibile per le persone poter accedere alla vita spirituale.

Le forze reazionarie trassero vantaggio dal materialismo, che rimetteva la cappa sulle aspirazioni del popolo.  L’internazionale dei lavoratori fu distrutta proprio dal prevalere di questa tesi, poi resa ridicola dall’interpretazione (imposta) stalinista del “socialismo in un solo paese”.

Ma non si può tornare indietro.  C’è stato chi ha pubblicato finalmente rituali che prima erano segreti, privilegio esclusivo di pochi, tramandato per secoli.  Ora, questi sono sotto gli occhi di tutti.  Tutti li possono studiare: questo il privilegio della modernità. Ma i rituali, per quanto siano visibili, non possono essere compresi senza l’esperienza.

Ecco perché abbiamo bisogno di strutture che possano promuovere una cultura di emancipazione e progresso, che possano farsi interpreti di un nuovo Rinascimento in un’epoca che, più che nuovo Medioevo, rischia di involversi al punto di manifestarsi come nuova Preistoria.

Un sistema filosofico e operativo che sia orientato non alla conservazione della supremazia delle classi privilegiate ma all’emancipazione di tutti e di ciascuno è stato il sogno degli intellettuali progressisti che, nel passaggio tra Rinascimento ed Età dei Lumi, ha portato a concepire la possibilità e il sogno di una vita libera per tutti, una vita per ciascuno protesa all’espansione della coscienza e della conoscenza, in pace e in armonia con gli altri.

Ecco perché è tempo di superare l’oscurantismo dozzinale e inflattivo della nostra epoca e riprendere in mano lo strumento principe del lavoro spirituale nella società, che è determinato dalla sfera massonica.

Da troppo tempo la Massoneria è asservita agli interessi reazionari ed oscurantisti delle élites consociate di quel che rimane dell’aristocrazia e dell’emergente alta borghesia, e gli effetti nefasti sulla perdita di valore dell’interesse pubblico sono evidenti.  Il Grande Oriente è nelle mani di queste élites, ed è un soggetto reazionario che propone e mantiene interessi che hanno troppo a che vedere con gli affari e l’affarismo e troppo poco con l’alchimia e le dottrine esoteriche.

Per coloro i quali non sono esperienti di questo genere di cose, profani o agnostici, possiamo dire, di fronte alla loro simulata indifferenza, che è evidente che il lavoro che ciò comporta conduce a confrontarsi con la parte oscura del nostro inconscio. Ecco perché molti fuggono e si sentono rassicurati dal pensiero che tutto questo non è che satanismo.  La psicoanalisi dovrebbe averci abituato ad avere un altro approccio, a capire che la logica manichea di un dio opposto ad un altro è infantile come ogni dualismo, che non comprende la complessità e l’infinita varietà del mondo. Di questo stupido perbenismo borghese ci siamo già occupati con un precedente articolo dal titolo

SULLA NECESSITÀ ANTROPOLOGICA DELLE ORGANIZZAZIONI INIZIATICHE E SULLE OPPORTUNITÀ DELLA LORO MODERNIZZAZIONE

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ma vogliamo comunque ribadire che non ha senso, come fano taluni intellettuali contemporanei, coltivare un’antimafia di maniera e proporre ai ragazzi di quartieri sempre più marginali e ghettizzati, a fronte della criminalità il perbenismo compiacente verso una società che preclude loro l’ingresso. Ed è ancora più ipocrita se questo si accompagna ad una mitizzazione dei comportamenti criminali che, come ben sa chi utilizza questi schemi, ha sempre effetto emulativo e quindi nuoce ulteriormente alla società. Se a questo si aggiunge la demonizzazione indiscriminata delle organizzazioni iniziatiche, il circuito si chiude con un sigillo ermetico, che impedisce ogni comprensione.

Tutto questo ha radici profonde.  Già subito dopo i trionfi delle rivoluzioni del XVIII secolo e i grandi tumulti dei moti dell’XIX, le forze reazionarie hanno cominciato ad agire per addomesticare la Massoneria, questo potente motore di innovazione ed evoluzione sociale, rendendola un covo di interessi materiali, ponendo ai vertici persone che coltivano interessi materiali e brame di potere e mantenendo la base divisa in nome della Tradizione e del concetto di Obbedienza, dove attuali Gran Maestri addirittura giungono a proibire ai loro Adepti di poter partecipare ai rituali e ai lavori di loggia di Logge dello stesso rito o di riti diversi.

Né si potrà negare che spesso la Massoneria, deposte di fatto le insegne del progresso ma mantenendole bene in evidenza nella vuota forma svuotata di significato, è stata anche il paravento di situazioni inenarrabili, dove gli interessi delle élites hanno trovato conveniente creare relazioni (e iniziazioni) con ambienti terribili, utilizzando pro domo di qualche sedicente e oscuro maestro, personaggi apertamente legati alla mafia e alle strutture militari e paramilitari per gestire affari in cui lo scambio di armi e di droga è operazione non certo infrequente.

A questo inquinamento della Massoneria, a questa perdita della funzione storicamente esercitata in termini di progresso ed emancipazione deve rispondere la modernità con soluzioni nuove, che non possono essere trovate nel mondo esterno, ma richiedono un approfondimento interiore, spirituale, e quindi necessitano una rivisitazione della storia e il modo di far riaffiorare alla coscienza ciò che la propaganda ha nascosto. In primo luogo, si dovrà combattere l’avversione che il sistema ufficiale di comunicazione esprime verso le società iniziatiche: perché è proprio questa volontà di esclusione e di occultamento che ne determina l’infruibilità, l’impossibilità di differenziare tra posizioni oscurantiste e progressiste, la parte corrosiva e corrotta dalla parte viva e positiva che apporta nuova linfa.

L’utopia che sorse dalla fine dell’Ottocento, esprimendosi nel Liberty e nell’Art Noveau come componenti estetiche e dando vita all’Internazionale dei Lavoratori in politica ha le sue radici più profonde nell’idea universale di fratellanza e di apertura delle società iniziatiche a tutti.

Ecco perché l’Universalismo – la posizione che, al suo sorgere, era stata della massoneria irregolare dei Riti di Fronda, della contaminazione tra Rosacrocianesimo e Cabala e, attraverso il contatto con la Turchia, con il Sufismo – continua ad essere una posizione disconosciuta dai centri del potere oscurantista: perché, affermandosi, porterebbe la gente a dialogare, a capirsi, a comprendere che le divisioni sono volute e favorevoli al potere, come recita il famoso divide et impera della cosiddetta realpolitik.

L’Universalismo, nel rispetto delle diverse Tradizioni (altrimenti degraderebbe in sciocco sincretismo o in vuoto ecelttismo di maniera) è la posizione di chi crede che il dialogo tra persone intelligenti sia luce spirituale, di chi crede che la Tradizione debba manifestarsi per rivelazioni progressive.  Anche nel Corano, che l’Occidente ignorante e pieno di pregiudizi respinge come oscurantista, al contrario, parla di questa verità progressiva, di interpretazioni che emergeranno nel tempo perché la fratellanza degli uomini sia possibile nella luce spirituale. L’Universalismo è la frontiera del dialogo iniziatico, che può abbracciare non soltanto Ordini diversi, ma anche Religioni diverse. Proprio per questo è avversato da chi detiene il potere e mediante l’uso distorto del concetto di Tradizione (intesa come dogma sacro e immutabile, invece che come verità spirituale che si rivela progressivamente), mantiene nelle tenebre i suoi sudditi. E come i Templari usarono il Terrore al tempo della rivoluzione francese, ancora oggi questi usano il terrorismo e la strategia della tensione per chiuderci dentro il sacco della paura.

Ecco qual è il ruolo la funzione storica del Grande Oriente Democratico. Ecco qual è la missione di chi vorrà s’engager in questa eccellente lotta ideologica ed opera alchemica per la trasformazione di se stesso di otto persone intorno.

Ecco perché l’idea di un Grande Oriente Democratico è di grande importanza per la nostra contemporaneità: occorre una nuova elaborazione, capace di togliere il velo sospeso tra i Pilastri del Tempio, aprire una nuova epoca e ri-velarlo.  Ecco perché confidiamo che Riti ed Obbedienze diverse possano confluire nel G::O::D:: e conquistare la Luce del nostro tempo, vedere la Stella del Mattino.