Ritratto di Giuseppe Mazzini

Mazzini

Tutta la vita di Giuseppe Mazzini fu consacrata all’emancipazione delle persone. Avendo questo ideale come stella polare, Mazzini non condivide la metodologia della formazione marxista, che era basato sulla prospettiva materialistica. Mazzini era convinto che il materialismo è una visione triste del mondo, che opprime lo spirito e, sicuramente, funziona aganinst la possibilità di emancipazione.

Giuseppe Mazzini lavorato su un diverso punto di vista, che è completamente ad moderni perfetto per i nostri tempi: la prospettiva spirituale di emancipazione, attraverso l’apertura del sistema iniziatico di un numero maggiore di persone.

A causa di questo motivo, gli avversari politici hanno cercato di ridurre il senso della sua azione. Pertanto, Giuseppe Mazzini rimane una  personalità storica in realtà misconosciuta.

Guardando da questa prospettiva, occorre essere consapevoli che ci sono un sacco di documenti falsi (diffusi dai suoi avversari) che accusano Mazzini di essere un cospiratore. Si veda, ad esempio, le lettere sugli Illuminati ad Albert Pike o addirittura  l’idea ridicola che fosse lui l’inventore della mafia.

Si è anche affermato che Giuseppe Mazzini è stato l’erede del ruolo di primo piano dell’Ordine degli Illuminati,

(questa parte è tolta e riposta in area riservata)

Nuova distinzione.  Sarebbe scorretto fare riferimento a Mazzini come illuminato nel senso di un cospiratore che voleva ottenere potere personale. Mazzini è completamente consapevole e risvegliato alla comprensione che questo non è che un falso uso del termine “Illuminati”, strumentale a ripristinare l’equilibrio tradizionale e dogmatico. Invece, Mazzini è stato un campione della lotta per la libertà.

Mazzini divenne presto una figura popolare agli esuli italiani. A Marsiglia visse in un appartamento di Giuditta Bellerio Sidoli,  affascinante vedova  modenese che sarebbe diventata sua amante, organizzando una nuova società politica chiamata La Giovine Italia, una società segreta costituita per promuovere l’unificazione italiana. Mazzini credeva che una rivolta popolare avrebbe creato l’Italia unita, e avrebbe contribuito a livello europeo ad alimentare il movimento rivoluzionario di emancipazione.

Nel 1833 Mazzini lanciò un primo tentativo di insurrezione, che si sarebbe diffuso da Chambéry (allora parte del Regno di Sardegna), verso Alessandria, Torino e Genova. Tuttavia, il governo sabaudo scoprì la trama prima che potesse iniziare e molti rivoluzionari (tra cui Vincenzo Gioberti) furono arrestati. La repressione fu spietata: i partecipanti vennero eseguiti, mentre il migliore amico di Mazzini e direttore della sezione genovese della Giovine Italia, Jacopo Ruffini, si uccise. Mazzini venne processato in contumacia e condannato a morte.

Nonostante questa battuta d’arresto (le cui vittime in seguito crearono numerosi dubbi e conflitti psicologici a Mazzini), venne organizzata un’altra rivolta per l’anno successivo. Un gruppo di esuli italiani dovevano entrare Piemonte dalla Svizzera e diffondere la rivoluzione, mentre Giuseppe Garibaldi, che aveva da poco aderito alla Giovine Italia, avrebbe fatto lo stesso da Genova. Tuttavia, le truppe piemontesi facilmente schiacciarono il nuovo tentativo.

Nella primavera del 1834, a Berna, Mazzini e una dozzina di profughi provenienti da Italia, Polonia e Germania fondarono una nuova associazione con il nome grandioso di Giovine Europa. La sua idea di base, altrettanto grandiosa, era che, come la Rivoluzione francese del 1789 aveva allargato il concetto di libertà individuale, un’altra rivoluzione ora sarebbe stata necessaria per la libertà nazionale, e la sua visione andava oltre perché sperava che in un futuro lontano nazioni libere avrebbero formato una Europa federale, per regolare i loro interessi comuni.

Il 28 maggio 1834 Mazzini fu arrestato a Soletta, ed esiliato dalla Svizzera. Si trasferì a Parigi, dove fu di nuovo imprigionato il 5 luglio. Fu rilasciato solo dopo aver promesso che si sarebbe trasferito in Inghilterra.  Mazzini, insieme ad alcuni amici italiani,  giunse a Londra nel gennaio 1837, dove visse in condizioni  molto povere.

Il 30 aprile, 1837 Mazzini riformò la Giovine Italia a Londra, e il 10 novembre dello stesso anno iniziò a pubblicare il giornale Apostolato Popolare.

Un susseguirsi di tentativi falliti a promuovere ulteriori rivolte in Sicilia, Abruzzo, Toscana, Lombardia e Veneto scoraggiarono Mazzini per un lungo periodo, che si trascinò fino al 1840.  Fu anche abbandonato da Giuditta, che era tornata in Italia per ricongiungersi con i suoi figli.

Poi Mazzini fondò numerose organizzazioni finalizzate alla liberazione di altre nazioni, sulla scia della Giovine Italia: Giovane Germania, Polonia Giovani, Young Svizzera, che erano sotto l’egida della Giovane Europa (Giovine Europa).

Espresse critiche a Karl Marx, che aveva detto “il punto di vista della classe media è diventato reazionario e il proletariato non ha nulla a che fare con essa”, giudicando questa posizione un indebolimento della ragione.  Mazzini creò una scuola italiana per i poveri, che fu attiva tra il 1841 e il 1845 , a  Londra, in Greville Street.   Da Londra scrisse una serie infinita di lettere ai suoi agenti in Europa e Sud America.  Strinse amicizia con Thomas e Jane  Carlyle.  Accendendo fuochi illuministi in tutta Europa, la “Giovane Europa” ispirò anche un gruppo di giovani cadetti dell’esercito turco e studenti, i “Giovani Turchi”, che Mazzini sostenne con il ruolo di coordinamento di Adriano Lemmi, in favore della posizione illuminata di Ataturk.

Il 7 aprile 1848 Mazzini giunse a Milano, la cui popolazione, ribellandosi contro la guarnigione austriaca, aveva istituito un governo provvisorio. La Prima Guerra d’Indipendenza italiana, iniziata dal re piemontese Carlo Alberto, intendeva sfruttare le circostanze favorevoli di Milano, ma si trasformò in un fallimento totale.  Mazzini, che non era mai stato popolare in città, perché voleva che la Lombardia diventasse una repubblica indipendente invece di unirsi al Piemonte, abbandonò Milano. Entrò allora a far parte delle forze irregolari di Garibaldi raggiungendolo a Bergamo e passando in Svizzera con lui.

Il 9 Febbraio 1849 venne dichiarata una Repubblica a Roma, con Pio IX costretto a fuggire a Gaeta. Lo stesso giorno in cui fu dichiarata la Repubblica, Mazzini raggiunse la città.  Fu nominato come “triumviro” della nuova repubblica il 29 marzo, diventando ben presto il vero leader del governo e mostrando una buona capacità amministrativa nelle riforme sociali. Tuttavia, quando le truppe francesi chiamate dal Papa resero vana la resistenza delle truppe repubblicane, guidate da Garibaldi, il 12 luglio 1849,  Mazzini dovette fuggire a Marsiglia, da dove si trasferì di nuovo per la Svizzera.

Mazzini spese tutti i suoi averi nel 1850 per nascondersi dalla polizia svizzera. A luglio fondò l’associazione Amici di Italia a Londra, per attirare il consenso verso la causa della liberazione italiana. Due rivolte non riuscite, a Mantova (1852) e Milano (1853), furono ancora un duro colpo per l’organizzazione mazziniana. In seguito la sua opposizione all’alleanza firmato dai Savoia con l’Austria per la guerra di Crimea generò nuova amarezza. Vana fu anche la spedizione di Felice Orsini a Carrara del 1853-54.

Nel 1856 tornò a Genova per organizzare una serie di sollevazioni: in realtà, l’unico serio tentativo fu quello di Carlo Pisacane in Calabria, che ancora una volta incontrò un finale sconcertante. Mazzini riuscì a sfuggire alla polizia, ma fu condannato a morte in contumacia. Da questo momento in poi, Mazzini divenne più  uno spettatore che un protagonista del Risorgimento italiano, le cui redini erano ormai fortemente nelle mani del monarca sabaudo Vittorio Emanuele II e il suo abile primo ministro, Camillo Benso Conte di Cavour.

Fondò ancora altri giornali a Londra, Pensiero e azione, Doveri dell’Uomo dove tentò la sintesi della sua morale e dei suoi  pensieri politici e sociali.

Il nuovo Regno d’Italia, che era stato creato nel 1861 sotto la monarchia sabauda, ​​fu una profonda delusione per Mazzini. Fu in polemica costante con l’egemonia del Conte di Cavour, non condividendone la metodologia di corruzione, il corso seguito dalla unificazione del suo paese.

Nel 1867 Mazzini rifiutò un seggio nella Camera dei deputati italiana.

Nel 1870, durante un tentativo di liberare la Sicilia, fu arrestato e imprigionato a Gaeta. Fu liberato nel mese di ottobre a causa della amnistia concessa dopo la presa di Roma, e poté ritornare a Londra a metà dicembre.

Giuseppe Mazzini morì a Pisa nel 1872. Il suo funerale si svolse a Genova, con 100.000 persone presenti.

Egli rimane una personalità estremamente interessante e mai compresa fino in fondo, a cui la storia dedica uno spazio piccolo ed edulcorato, soprattutto a causa della sue implicazioni con l’idea spiritualista e con le società di perfezionamento.

Nel nostro tempo, in cui le fonti di informazione sono ormai disponibili e di facile accesso, abbiamo bisogno di riscoprire l’opera di Mazzini per liberarci da due nemici della libertà: da un lato, che l’idea progressista deve essere prigioniera della dimensione ristretta del materialismo, dall’altra, che l’illuminazione sia il beneficio di pochi privilegiati.

Sono questi i veri nemici che Mazzini ha combattuto per tutta la vita.

Per Mazzini, l’idea di progresso è per per tutti, legata all’ideale della Società Spirituale (secondo l’espressione usata da Voltaire e Montesquieu), che l’Europa deve essere per tutti uno spazio libero per il libero sviluppo di ogni persona, nel senso materiale, psicologico e spirituale.

La nostra Societas è attiva per queste finalità.

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