ROOSEVELT’s HERITAGE

Evocare il nome Roosevelt significa ricondursi a quel che è il più elevato piano nella concezione di politiche progressiste. Un riferimento importante il cui significato è relativo alle tre grandi personalità che stanno dietro questo nome, e cioè: Theodore, Franklin Delano, Eleanor.

Theodore Roosevelt è uno dei quattro presidenti degli Stati Uniti d’America il cui volto è scolpito sul monte Rushmore (gli altri sono quelli di George Washington, Thomas Jefferson e Abramo Lincoln). 26º presidente degli Stati Uniti, Th. Roosevelt portò avanti una politica da un lato fortemente riformista – prima amministrazione americana ad occuparsi seriamente di diritti dei lavoratori e politiche ambientali, soprattutto mediante la nazionalizzazione delle grandi imprese che controllavano le risorse primarie. Per la sua posizione di mediatore nella guerra tra Russi e Giapponesi, nel 1906 ottenne il Premio Nobel per la pace. Fondò il Partito Progressista, l’unico terzo partito statunitense che ebbe importanza al di fuori del classico sistema bipartitico.

Franklin Delano Roosevelt, 32º presidente degli Stati Uniti d’America, è stato l’unico a essere eletto per più di due mandati consecutivi, vincendo le elezioni presidenziali per ben quattro volte (1932, 1936, 1940 e 1944), rimanendo in carica dal 1933 fino alla sua morte, nell’aprile del 1945. FDR, come lo chiamano gli americani, fu l’uomo del New Deal, che gli storici dicono “The Second Bill of Right”, considerandolo una consapevole evoluzione del Bill of Right della Gloriosa Rivoluzione Liberale Inglese del 1688, che sottrasse all’aristocrazia l’esclusività del sapere. Ecco, il punto decisivo del nome Roosevelt è che attraverso di esso la libertà esce dall’utopia ed entra nella storia.  Il Bill of Rights indica letteralmente un progetto di legge (bill) sui diritti (rights), ma l’espressione è entrata nell’uso col significato di dichiarazione sui diritti e prevedeva una serie di diritti e libertà che sono fondamento della moderna democrazia, tra cui la libertà di parola e di discussione in parlamento e libere elezioni.  Con il suo New Deal, FDR poneva rimedio alla grande crisi economica provocata da un capitalismo selvaggio e senza regole,  con importanti innovazioni tra cui il Social Security Act – con il quale vennero introdotte per la prima volta negli Stati Uniti d’America l’assistenza sociale e le indennità di disoccupazione, malattia e vecchiaia – e la creazione dell’Agenzia per il controllo del mercato azionario (SEC), nonché tributi sui grossi profitti delle imprese. Adottò il National Labor Relations Act, che favorì la contrattazione collettiva e il ruolo dei sindacati; il Wagner Act, che estese notevolmente il ruolo federale nelle relazioni industriali; il Guffey Coal Act che aveva il merito di regolamentare il prezzo del carbone, l’orario massimo di lavoro e il salario dei minatori.  Tutte queste azioni generarono forti critiche verso Roosevelt da parte dei grandi uomini d’affari, culminando in un tentato omicidio.   Durante la II GM, la decisione più discutibile di Roosevelt fu l’Ordine Esecutivo 9066, che provocò l’internamento in campi di concentramento di 110.000 tra cittadini giapponesi e cittadini americani di origini giapponesi sulla West Coast. Considerato una grave violazione delle libertà civili, fu anche avversato da sua moglie, Eleanor Roosevelt. La Corte Suprema tuttavia sostenne la costituzionalità dell’Ordine Esecutivo. Il nome FDR resta legato al New Deal e al discorso delle Quattro Libertà (libertà di parola, libertà di culto, libertà dalla paura, libertà dal bisogno), che lo ricollegano di diritto alla grande tradizione progressista americana.

Eleanor Roosevelt, moglie di FDR, fu la principale artefice della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo approvata dall’ONU nel 1948.  Dal 1933 al 1937, nel suo ruolo di First lady, sostenne e promosse le scelte e la linea politica del marito del New Deal. Si impegnò attivamente durante tutta la sua vita nella tutela dei diritti civili, e fu tra le prime femministe, nonché un’attivista molto impegnata, con un ruolo di primo piano nel processo di creazione delle Nazioni Unite, della United Nations Association e della Freedom House. Assieme ad altre personalità come René Cassin, Peng Chun Chang, Charles Malik, John Peters Humphrey ed altri ebbe un ruolo decisivo nella stesura del testo ed ella stessa presiedette la commissione che delineò e approvò la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo.

I Roosevelt furono tra i primi a stabilirsi nell’insediamento coloniale olandese di Nieuw Amsterdam, in quella che sarebbe diventata in seguito New York.  Testimonianze e documentazione della grande tradizione Rooseveltiana si trova in America attraverso the Franklin D. Roosevelt Presidential Library and Museum, administered by the National Archives and Records Administration (NARA).  In Europa, il luogo in cui la tradizione è preservata, con speciale riferimento ai rapporti tra Europa e America, è Middelburg, nella regione dello Zeeland (Olanda), presso il Roosevelt Study Center.

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Una radicale revisione del sistema economico entro il quale le relazioni civili e politiche si inquadrano, dovrebbe condurre a configurare azioni di contrasto rispetto alle scelte neo-liberiste del capitalismo che ha del tutto sganciato il valore d’uso delle cose dal costo della produzione e dai valori finanziari, per dare significato soltanto a questi ultimi che sono, in definitiva, non più espressione di utilità sociale ma esclusivamente di potere.

Gli economisti più avvertiti definiscono lo stato di fatto dell’attuale economia estremamente simile al capitalismo selvaggio che determinò la crisi del ’29 passata alla storia come la Grande Depressione e che trascinò il mondo nella follia e negli orrori della II guerra mondiale.   La proposta Roosevelt per superare questo modello inconsistente e assurdo fu il New Deal, un nuovo modello economico basato sulla trasformazione del risparmio in spesa per investimenti, attraverso un’economia sociale di mercato capace di regolare il funzionamento privato mediante decisioni di politica pubblica.

Quel che ne seguì furono i “30 Gloriosi”, trent’anni di mirabile sviluppo che hanno accompagnato il dopoguerra fino alla metà degli anni ’70, quando le forze reazionarie trovarono il modo di mettere le catene all’economia rooseveltiana e keynesiana del New Deal e, attraverso le scelte neo-liberiste e monetariste di Reagan e Thatcher, avviarono un ciclo di redistribuzione della ricchezza che ha predato le conquiste sociali dei ceti medi per ricondurre a pochi aristocratici la ricchezza, minando il pubblico impiego, il welfare state, i contratti a tempo indeterminato e tutte le conquiste degli anni ’60, il cui smantellamento è in atto.

Va sempre tenuto presente che l’economia non è una scienza esatta ma è sempre economia politica, cioè sistema di giustificazione delle scelte di chi governa. Per contrastare queste tendenze politiche occorre partire da un’analisi che, al di sotto dell’economia, intende vedere anche ciò che è determinato dalle congregazioni che agiscono su un livello prioritario.  Ecco perché non si teme di puntare lo sguardo sulla dimensione massonica della costruzione del consenso nell’Europa moderna.  Questa riflessione non dev’essere tuttavia fuorviante.  La poca abitudine italiana a trattare l’argomento è del resto un modo ipocrita per eluderlo e sottrarlo alla coscienza civile.

Ma non si tratta di uno specifico esclusivamente italiano: proviamo a vedere con uno sguardo lungo, invece di restare legati al palo del linguaggio falso con cui l’establishment ha irretito i movimenti di coscienza scaturiti dalla contestazione,

Occorre dire che la contestazione degli anni ’60 non è stato che il risveglio dei grandi movimenti idealisti dell’800, quando si riteneva che all’Età dei Lumi sarebbe necessariamente seguita un’Età della Ragione, e che la rivoluzione industriale avrebbe aiutato gli uomini e le donne a liberarsi dalle catene del bisogno.

La tesi di una certa componente storiografica, alla quale senz’altro aderiamo, è che le due guerre mondiali trovano parte importante della loro motivazione nell’intenzione di smantellare il sorgente movimento internazionale dei lavoratori con azioni repressive, fino al trasferimento della gioventù dell’epoca a combattere al fronte.

Senza cadere nella trappola del determinismo storico e negli eccessi della semplificazione, si può comunque affermare che questa interpretazione converge con certe letture sistemiche in economia e in quel reticolo di relazioni sottotraccia che è la storia dei movimenti esoterici, di cui il più esterno è la massoneria.

Con il metodo delle scienze sociali, si giunge a comprendere, in primo luogo, che anche la massoneria non è tutta uguale e che, a “fratellanze” liberiste e neo-aristocratiche che si pretendono “illuminate” (quelle che Eisenhower definì il military-industrial complex), si contrappone una tradizione  liberale e sociale, autenticamente illuminista, che vede il mondo come luogo in cui affermare l’idea di progresso materiale e spirituale per tutti, tornando alla meravigliosa idea de le umane sorti e progressive. 

Sarebbe un grave errore di metodo far comprendere che si sono correnti progressiste e correnti reazionarie nell’ambito della massoneria, e che queste siano chiaramente identificabili dando loro delle casacche, quasi fossero football clubs: la metafora sportiva può servire a far capire che ci sono giocatori che oggi indossano una casacca e domani un’altra. Sono effetti del mercato.

Resta il fatto che possono però essere individuate le famiglie di derivazione storica, per cui è un fatto acclarato che il Rito Scozzese Antico e Accettato nasca come espressione della corte degli Stuart detronizzati in Inghilterra dalla Gloriosa rivoluzione e, ricompattati a Parigi, assumono le sorti della fedeltà ai troni cattolici. Al contrario, l’ala radicale dell’Illuminismo tedesco che giunge a Parigi rappresenta l’antitesi a questo sistema: ma si tratta di notizie storiche che presto si volatilizzano nel vapore del calderone bollente della storia degli Ordini iniziatici d’Occidente.

L’idea mazziniana può fare a meno di ogni orpello, di ogni paramento, non è massonica né paramassonica: ma non finge di ignorare i fenomeni che determinano gli orientamenti di fondo della società.  In questo senso, c’è continuità tra i Doveri dell’Uomo e le Quattro Libertà rooseveltiane: perché queste non possono fare a meno della concezione di progresso, inteso non come dominio della tecnologia, ma affermazione di una tecnologia al servizio della persona, capace di trasformare la vita sulla terra in percorso di emancipazione e formazione della coscienza per tutti.

 

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