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Mazzini Occulto

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Presentazione del libro Mazzini Occulto di Davide C. Crimi- Roma, 12 Aprile 2016 -Libreria Aseq.
Mazzini, il misconosciuto Mazzini. Per tutti personaggio familiare, che ci accompagna dai tempi della scuola. Pensoso, assorto, come nei dipinti e nelle sculture che lo ritraggono, Padre della Patria. Sì, certo: ma c’è la sensazione di qualcosa che sfugge, che non ci è stato detto per intero, qualcosa che è stato manomesso, tagliato, rimosso, un colpevole omissis che ne rende inaccessibile il senso, incomprensibile la figura. Diversamente dalle biografie ufficiali e dalle monografie accademiche, questo libro porta luce sulla dimensione più remota, più latente della personalità di John Brown – per usare uno dei suoi alias – e, per farlo, ricostruisce un sistema di informazioni altrimenti disperse, frammentate in una pluralità di fonti disparate (con un ulteriore elemento di stupore, dato dal fatto che il mosaico si ricompone soltanto attraverso l’esame delle relazioni personali e sentimentali). L’immagine che ne deriva conferma e ripropone l’azione di Mazzini nell’ambito delle organizzazioni occultistiche e iniziatiche del suo tempo, araldo di un messaggio di emancipazione e di liberazione spirituale modernissimo, al punto da esser ancora in anticipo sul nostro presente. Questa prospettiva di ricerca riconfigura un tema vitale e complesso che permette di rileggere l’esperienza umana, politica e iniziatica di Giuseppe Mazzini come veicolo di comprensione per fare luce sul ruolo storico, troppo spesso sottovalutato e assai raramente esplorato, di propulsione dei movimenti di emancipazione, che hanno avuto i riti di fronda e la massoneria irregolare.

Parole nel vento. Dei rapporti tra Mazzini e Garibaldi.

 di Davide C. Crimi*

mazzini-garibaldiDei rapporti tra Mazzini e Garibaldi non so dire. Le lettere di Garibaldi, scritte di suo pugno, quelle per i discorsi pronunciati in giro per le città d’Italia dopo l’unificazione, quelle sì, le ho viste. M’è venuto il magone, sai, quel nodo alla gola che ti prende quando avverti il peso insostenibile della differenza tra quel che avrebbe potuto essere e quel ch’è stato. Non so come dire, davvero. Mi viene in mente ciò che accadde tra Federico II e Pier delle Vigne, altra era, altri luoghi, altre persone, ma la stessa intensità dei fatti, con ancor più atroce senso e realtà della tragedia, altra pagina che avrebbe potuto fare della Sicilia e del Sud dell’Italia il vero centro d’Europa e del Mediterraneo, e che invece è annegata nel sangue. Giureconsulto, Pier delle Vigne, sapete, aveva preparato per l’Imperatore Federico una riforma delle terre che, dopo la reconquista agli arabi, erano finite nella proprietà di un manipolo di aristocratici così poco numeroso da contarsi sulle dita di una mano. Tutti fedelissimi alla Chiesa, s’intende. E quando Pier redasse quel libro, il Codex Augustalis per la riforma della proprietà terriera, allora cominciarono i complotti. Si fece intendere all’Imperatore che Pier delle Vigne tramasse contro di lui, per chissà quali fini innominabili. All’inizio era un nonnulla, ma via via che la possibilità per Federico di unificare la Corona di Sicilia con l’intero sud-Italia e persino poter aspirare alla corona di Germania, lo Stato Pontificio ne trasse un terror panico di rimaner schiacciato nella morsa di cotanto nuovo Impero. Così, l’indebolimento del regno di Federico divenne un affare internazionale, e Pier delle Vigne la vittima sacrificale. Dante, testimone non lontano dagli eventi, pone Pier all’inferno, sì; ma come suicida – e non come traditore, come dice il distico: Vi giuro che giammai non ruppi fede / Al mio signor, che fu d’ onor sì degno.

Allo stesso modo, lasciate ch’io dica: tutta la rabbia, il livore che Garibaldi mette nelle sue lettere e nei suoi discorsi pubblici mi fan pensare a un crescere, un montare di istigazioni contro quello che fu il suo maggior sodale. Li hanno messi contro. Né si deve pensare che si andasse poi così tanto per il sottile, se solo si ricorda che è a Cavour che s’attribuisce che la parola mafia significhi, per quanto appaia ridicolo, Mazzini Autorizza Furti Incendi Assassinii. Così, a Giuseppe Garibaldi si volle far apparire lo spettro diafano di un Mazzini preso dalla sua vanità, in contesa con la gloria ricevuta nelle Americhe dal soldato in giubba rossa. Ecco la falsa immagine di Mazzini che manipolatori interessati forgiarono: un cospiratore sempre pronto a sminuire il valore dei suoi collaboratori, solo per innalzare sé stesso a maggior gloria. Così, di fronte alla vanità delle cose, non resiste la qualità degli ideali, la volontà di riscatto e, ancora una volta, la disaggregazione del latifondo e il sistema di riforme annunciato per il Sud (si comprenderà meglio adesso il parallelismo con Federico II e Pier delle Vigne, senza dimenticare che la storia del latifondo arriva al nostro ieri, con l’assassinio di Placido Rizzotto). L’ideale costretto a rimanere utopia dalle forze oscurantiste. Era questo il progetto di Mazzini: educazione e istruzione per aprire a tutti la porta dello spirito. Ma tutto cade, di fronte alla vanità del potere personale o anche soltanto, come in questo affaire, dinanzi alle istigazioni velenose dei ciambellani.

Nel dir questo non dovremo cadere in un vano psicologizzare, nel tentativo stolto di voler attribuire pensieri a menti ormai lontane e insondabili. Potremo però evocare scene e quadri a tinte forti, significativi specchi per noi che viviamo condizionati dalle forme del potere e della politica del nostro tempo, ch’è fatto d’immagini vane e frante. Se osassimo, vedremmo quanto lontano è il sogno siderale che infiammò gli animi nell’ora che precede il successo, quando Mazzini e Garibaldi erano uniti nell’ideale di combattere ogni tirannia, ovunque fosse nel mondo, e ad essi facevano corona gli spiriti forti dell’epoca, come Madame Blavatski – la famosa chiaroveggente che con loro combatté nella battaglia di Mentana, dove subirono il famoso scacco per la presa di Roma – o John Yarker, il filosofo rosacrociano cui si devono gli accordi sottili che precedettero lo sbarco dei Mille. E ancora, delle donne mirabili – Giuditta Sidoli, Arethusa Milner, Jesse Mario – che combatterono insieme a questi uomini in nome di un ideale di emancipazione e di cui oggi, ahimé, non resta che il drappo sbiadito. L’ultima immagine infranta è forse quella di Che Guevara, che come loro s’illuse  di combattere per la libertà, e non s’accorse d’aver favorito l’insediamento al potere di un nuovo tiranno. O forse, infine, dovremmo trasporre tutto in modernità e pensare alla lotta non violenta, l’ Ahimsa di Mahatma Gandhi o ancora, in ultimo e ancor più fragile respiro, per i limiti e le imperfezioni dell’animo umano, alla contestazione del Free Speech Movement in California, ai sit-in di Allen Ginzberg, alle canzoni di Joan Baez. Ma anche questo blowing in the wind non è più nel vento di oggi, come la libertà, l’emancipazione e la vita spirituale non sono mai stati attuali, ma forze eccezionali che il mondo contrasta, combatte, sopprime.

 

A Voi, Signore e Signori, dimenticare. O far vivere il ricordo e gli ideali.

mazzini occulto
*Autore di “Mazzini Occulto”, Atanòr.

Commemorazione 10 Marzo

 tallone

Pubblichiamo questa tavola di Giacomo Tallone

non tanto e non soltanto per l’assonanza e la concordanza con i principi che animano il nostro Ordine, ma anche e soprattutto per la sua attualità e per la formidabile presa sul presente.
Il documento, concepito come commemorazione del 10 Marzo, è infatti interessante sotto ogni profilo, e ci permette di tornare alla memoria di un uomo decisivo per la storia d’Italia, la cui profondità di pensiero è stata spesso frettolosamente dismessa, proprio per evitare di vedere la profondità della componente esoterica di

Giuseppe Mazzini

che sempre operò, al di là ed oltre gli strumenti parziali delle varie componenti tradizionali, per lo

scopo unico

dell’elevazione della coscienza di ogni uomo e di ogni donna.

Ne onoriamo così la memoria, secondo la visione poetica che ne volle dare Carducci e che qui Tallone riporta:

L’ultimo

dei grandi italiani antichi

e il primo dei nuovi

Testo integrale della Tavola (sopra, un’immagine del dattiloscritto originale qui riprodotto):  Commemorazione defunti

Massoneria, mafia e oscurantismo

vitriol riflessioneSecondo alcuni stereotipi molto frequenti, massoneria, mafia e oscurantismo sono pressoché sinonimi. Il vero problema è che questa affermazione spesso ha margini di dolorosa verità. Il mito della massoneria come istituzione apportatrice di progresso risulta sempre meno credibile anche se, per comprendere le ragioni di questo deterioramento, bisognerebbe conoscere un po’ di storia massonica.

Tornando all’attualità, questo è l’incipit di un articolo  apparso su Sicilia Informazioni il 5 Marzo 2016 a firma di Alberto Di Pisa: “Di un progetto stragistico riferisce, all’udienza del 30 giugno 1999 davanti la Corte di Assise di Firenze, nel processo per la strage dei Georgofili, Gioacchino Pennino, uomo politico della Dc ma anche uomo d’onore e massone. Nella sua deposizione parla in particolare della presenza della massoneria all’interno delle istituzioni siciliane riferendo di relazioni tra la criminalità calabrese e siciliana istaurate proprio per mezzo della massoneria.”

L’articolo non è banale e invitiamo alla lettura integrale; tuttavia, si presta all’immediato manifestarsi dell’immagine stereotipa massoneria=potere occulto, senza alcuna distinzione tra quel ch’è stata la nobile Tradizione Massonica e la sua deriva (nel lessico latomistico: degenerescenza) che ha trasformato questa istituzione da laboratorio per il progresso in vestibolo del peggior oscurantismo. Il protocollo di unificazione tra GOI e GLRI (voluto dagli inglesi ma solo falsamente accolto da Bisi e Venzi in Italia, vedi articolo “Cosa succede nella Massoneria italiana“) va esattamente a confermare questa unità di intendimenti oscurantisti dei dissimulati nemici del popolo.

Per comprendere quel che qui viene detto, occorrerebbe che il Lettore fosse nella capacità di discernere tra “Antichi” e “Moderni”: ne consegue che dovremo accettare l’assoluta impossibilità di andare oltre in assenza di queste informazioni.

La citazione dell’articolo con cui abbiamo aperto questa riflessione è testimonianza dell’assoluto fallimento dell’istituzione massonica come strumento di progresso (e possiamo aggiungere che la supremazia del rito scozzese ne è la più evidente testimonianza, sebbene saranno in pochi a comprendere le ragioni di questa affermazione).

In ogni caso, siamo consapevoli dell’insegnamento dell’insuperato teorico dei mezzi di comunicazione di massa, Marshall Mac Luhan, per cui il media è il contenuto e, pertanto, nessun contenuto iniziatico autentico può passare attraverso i social network (ci dispiace molto per gli innumerevoli pretesi maestri che bighellonano su facebook) e, pertanto, la vera entità di quanto qui detto non potrà essere compresa che da pochi, invisibili e incogniti.

Annotazioni sul Sentiero Iniziatico

Uno scritto di contenuto iniziatico, per essere tale, non può creare nulla di nuovo, ma soltanto confermare ciò che è stato creato, oppure, nel caso in cui si debba intervenire per negare un arbitrio o un abuso, le parole saranno un richiamo alla Tradizione per destituire di fondamento ciò che non possiede un adeguato grado di verità.

Si è detto: un adeguato grado di verità. Ciò in quanto, come insegnano i Manifesti, il mondo preferisce la menzogna alla verità, mescolandole in dosi sapienti. Quindi, per la Persona Ardente, Uomo o Donna di Desiderio, che intende accedere a quella speciale forma di conoscenza che è detta iniziatica, la Verità non è che un vaso andato in frantumi, di cui occorre riconoscere i frammenti e, lentamente, ricomporli e incollarli.

Dal punto di vista iniziatico, tutto è nell’esperienza. Le parole restano nella sfera del mentale, strumenti parziali e fuorvianti.  Comunicate, spesso finiscono per generare opposizione e cioè il tentativo, da parte di chi le riceve, di convertirle ai propri desideri.  Chi legge, nel decrittare, non può far altro che questo, ciò che è naturale. Ecco, da parte di chi ha scritto, la vanità di credere di poter essere compresi.

La parola scritta non può sostituire l’esperienza. Suo compito è indirizzare chi è alla ricerca del proprio sentiero: da qui l’importanza di rigettare opinioni personali e ricorrere all’autorità dei Maestri Passati. Come ha scritto uno dei padri fondatori della moderna Tradizione Iniziatica italiana, Arturo Reghini: “Chi pretende una conoscenza iniziatica adattata ai suoi gusti, alle sue credenze, agli umori suoi, o è in buona fede ed è un illuso, o è in mala fede. Comunque non è, né può essere, un iniziato.”

I requisiti del Cercante saranno equilibrio, stabilità e costanza.  Gli eccessi e le intemperanze, santificati dall’estetica giovanilista dello star-system delle comunicazioni di massa non è che un modo per bruciare talenti e proporre modelli fallaci e, in definitiva, impedire ogni emancipazione. Il Cercante deve porsi al riparo dalle impurità dell’informazione dozzinale, deve trovare il suo equilibrio attraverso la preghiera, la stabilità nel suo fondamento interno di coscienza, la costanza attraverso la pratica quotidiana.

Il termine “preghiera” è alquanto improprio e non deve trarre in inganno. Questa precisazione ci permette di distinguere tra concezione esoterica e concezione religiosa. Abbiamo già chiarito altrove che l’autentico Sentiero Iniziatico è diverso e distinto dalla Via Religiosa.  Questa distinzione può essere illustrata mediante l’analogia nello Yoga tra la forma devozionale (Bakhti Yoga) e sentiero dell’intelletto (Raja Yoga).

La forma devozionale – e cioè l’adorazione di un Avatara, Buddah, Shiva, Cristo, Mohammed, Alì, Angeli o Santi – è la tipica strada di persone dotate di una spiritualità genuina e sincera, senza eccessive sovrastrutture culturali. Questa spiritualità non va sottovalutata: perché può ben essere più autentica e più potente rispetto all’orgoglio e alla superbia di chi coltiva un piccolo sapere (e qualsiasi sapere umano, per quanto vasto, sarà sempre un piccolo sapere). Tuttavia, è difficile che la forma devozionale sia quella appropriata per i pochi destinati al Sentiero Iniziatico: perché questi sono sempre persone che cercano, studiano, interpretano, e dunque saranno più adatti al sentiero dell’intelletto, al Raja Yoga. Qui si apprende che non può essere un dio esterno, che tutto è nella coscienza. Questo soltanto è il Sentiero Iniziatico propriamente inteso: e potrà avere esito soltanto a condizione di allineare l’intelletto con il cuore.

Questo argomento avrà con chiarezza separato e distinto Ordini religiosi da Ordini esoterici, rendendo manifestamente infondata la richiesta, per appartenere a un Ordine esoterico, di aderire a una specifica religione, idea ridicola, sostenuta da alcuni ipocriti che preferiscono la verità parziale di un clero rispetto alla ricomposizione di una più ampia e universale verità, che è l’incommensurabile compito di ogni vero Iniziato.

Con quanto qui tracciato si intende lasciare alcune impronte sulla pista, sperando che il Cercante abbia discernimento e sappia rettamente seguirle. Perché il prossimo passo è Difendersi dai Falsi Maestri.