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Radici Mazziniane

nel pensiero di Carlo e Nello Rosselli

recensione al volume di Giovanni Spadolini [collana “Letture Rosselli”].

spadolini.jpgIl volume racchiude il discorso pronunciato il 25 novembre 1989 in occasione della cerimonia di inaugurazione della Fondazione Rosselli. Giovanni Spadolini, repubblicano, statista che ricoprì alti incarichi istituzionali, primo ministro tra il 1981 e il 1982, comincia il suo discorso dal legame familiare che sussiste tra i Rosselli e Mazzini.

Pellegrino Rosselli e Sabatino Rosselli sposano, rispettivamente, Harriet e Janet, figlie di Sara Nathan, ultima compagna di Mazzini, che passa i suoi ultimi giorni proprio a casa di Pellegrino, a Pisa, dove si spegne nel 1872.

Carlo e Nello sono figli di Giuseppe Joe Rosselli e Amelia Pincherle. Giuseppe (detto Joe) era figlio di Sabatino, quindi prosegue in modo diretto e legittimo quell’eredità. Questi aspetti familiari rimettono ordine su certi abusi che, soprattutto con Gentile, avevano provato a fare di Mazzini il padre nobile del nazionalismo fascista. L’idea, è evidente, non ha fondamento. Di più: offende la radice stessa della verità; perché i fratelli Rosselli furono assassinati da sicari mandati dal regime fascista.

«Noi siamo nati a nazione in nome della libertà, della autodeterminazione dei popoli. I nostri profeti si chiamano Garibaldi e Mazzini», trascrive Spadolini da Carlo Rosselli, e prosegue di suo pugno, dicendo: «Nel momento in cui l’Italia di Mussolini accorreva in soccorso della Spagna di Franco, nella comune sfida all’intera Europa civile, il fondatore di “Giustizia e Libertà” ricordava quali erano le origini dell’altra Italia: quella che si schierava dalla parte della Spagna repubblicana; quella che si opponeva insieme alla dittatura di Mussolini e alla nascente dittatura di Franco.»

Un altro punto importante del discorso di Spadolini è il modo pregnante con cui Mazzini si associa a Dante nella creazione dell’Italia e dell’Europa (per inciso: chi potrebbe accostare Mussolini a Dante senza aver sentore di bestemmia?). Scrive Carlo Rosselli: «Bisogna che l’Italia si svegli, che la lotta si riaccenda sulla terra di Dante, di Mazzini e di Matteotti», aggiungendo il nome del coraggioso deputato socialista che, denunciati i crimini del fascismo, venne ucciso dagli squadristi del regime.

Ed ancora, Spadolini trascrive da Carlo Rosselli: «L’obiettivo di tutte le forze antifasciste e antinaziste è uno solo: “fare l’Europa”, convinto che al di fuori di questo traguardo non ci fosse “possibilità di pace e disarmo”».

Ma, intanto, l’Europa è diventata un’altra cosa. Una tecnocrazia che sta alimentando il divario tra classi sociali.

E allora c’è davvero bisogno di reinterpretare l’idea progressista.

E l’idea più feconda è quella dei Rosselli che, partendo da linee interpretative differenti (socialista quella di Carlo, liberale quella di Nello), convergono nel ricondurre l’idea di Mazzini come proiezione perfetta del primo socialismo saint-simoniano, libera dal materialismo, aperta a un’idea che reintegra la visione irrazionale, spirituale, all’interno della componente politica progressista, che la reclama.