La Giovine Europa

La Giovine Italia ha per iscopo:

La Repubblica, una e indivisibile, in tutto il territorio italiano, indipendente, uno e libero:
La distruzione di tutta l’alta gerarchia del clero e l’introduzione d’un semplice sistema parrocchiale;
L’abolizione d’ogni aristocrazia e d’ogni privilegio, che non dipenda dalla legge eterna della capacità e delle azioni;
Promozione illimitata dell’istruzione pubblica;
La più esplicita dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino.

kellerNon faremo qui l’analisi dei contenuti dei documenti dell’organizzazione mazziniana, ma spostiamo il focus dall’Italia all’Europa attraverso la recensione del testo di Hans Gustav Keller “La Giovine Europa – Studio sulla storia dell’idea federalistica e di quella nazionale“, che prende le mosse, per individuare le ragioni del cosmopolitismo mazziniano, dal trattato che Immanuel Kant pubblicò nel 1795, “Alla pace perpetua”.

Questa focalizzazione è utile a sedare immediatamente quelle sventate e approssimative letture che vedono in Mazzini un fiero nazionalista: errore. Keller coglie lo spirito del pensiero mazziniano, scrivendo: «Senza Patria, non è possibile ordinamento alcuno dell’Umanità. Senza Popoli non può esistere Alleanza di Popoli (…) L’Umanità è il fine: la Nazione, il mezzo.»

Nel suo tentativo di trovare le origini di questa mirabile idea mazziniana, Keller fa risalire al 1306, ai giorni in cui l’impero, rappresentato da Filippo il Bello, e il papato, rappresentato da Bonificio VIII, contendenvano la pretesa di impero universale, quando Pierre Dubois concepì l’idea di associazione dei popoli per garantire la pace.

Questa idea attraversò i secoli restando sempre sotto coscienza ed anzi, nel tempo di Mazzini, dice Keller «la vivente individualità della nazione vinse l’universalismo supernazionale» e l’innovazione formidabile dell’idea del genovese: «Dalla composizione dell’idea di nazionalità con quella di associazione nacque l’istanza politica d’una confederazione generale dei popoli unificati nella rispettiva compagine nazionale e retti a repubblica. Il primo ma ancora inadeguato tentativo di costituire in Europa una società delle nazioni è la creazione mazziniana della “Giovane Europa”».

La Giovine Europa trasse alimento da emigrati politici e profughi, che appartenevano alle correnti repubblicane e democratiche della borghesia e ai gruppi rivoluzionari del ceto operaio. Erano per lo più scrittori, pervasi dall’utopia che fosse venuto il tempo della liberazione dalla tirannia, a condizione di creare un popolo capace di assorbire il senso profondo, spirituale, del dovere e volgere in funzione del progresso.

Si discute – e questo non è certo un punto secondario – se i semi della Giovine Europa possano essere chiamati essi stessi Prima Internazionale, come fa Keller richiamando il testo di Adolf Saager Giuseppe Mazzini, die Tragödie eines Idealisten o se, invece, rimanga inconciliabile la prospettiva repubblicana con il socialismo marxista che caratterizzò gli sviluppi della Prima Internazionale.

L’opera di Carlo Rosselli è particolarmente importante proprio per comprendere questa nervatura politica, che fu anche motivo di divisione tra Mazzini e Garibaldi che, dopo essersi riconciliati in Inghilterra, trovarono reciproco dissenso quando Mazzini rimase irremovibile alla nuova sensibilità socialista che invece Garibaldi abbracciò.

Idea feconda ancora oggi per la politica attuale, perché Mazzini offre un’idea di emancipazione delle classi subalterne immune dalle derive del materialismo storico offrendo una via alternativa al socialismo, su cui si dovrebbe riflettere, se ci fosse una politica capace di avviare riflessioni di questa importanza.

 

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